ALLA RICERCA DEL PADRE NELLA LONTANA INDIA CON GIONA PEDUZZI

ALLA RICERCA DEL PADRE NELLA LONTANA INDIA CON GIONA PEDUZZI

Chi è Giona Peduzzi e come nasce l’interesse per la letteratura ?

Ho 41 anni, sono nato in Brianza ma vivo a Roma da molto tempo. Da quasi vent’anni lavoro come autore televisivo collaborando con i più grandi conduttori televisivi italiani (Maria De Filippi, Carlo Conti, Antonella Clerici, Gerry Scotti, Costantino Della Gherardesca, Serena Rossi, Gabriele Corsi, Giancarlo Magalli e molti altri). Come Capo Progetto e autore ho scritto reality e talent show, quiz, game, people show, emotainment e dating. Ho collaborato sia a grandi show di prima serata (Festival di Sanremo nel 2016, C’è posta per te, La Corrida, Portobello) che a programmi sperimentali (ho scritto le prime edizioni italiane di Naked Attraction, Matrimonio a Prima vista e Boss in Incognito), passando dall’adattamento di grandi format internazionali (Italia’s Got Talent, Tu Si Que Vales, Temptation Island, I can do that!, This time next year, Bring the noise) alla collaborazione per la creazione di format originali (Voglio essere un mago, Una parola di troppo, Amore in quarantena, Ho qualcosa da dirti e molti altri).

Questo il ritratto professionale, per quanto riguarda invece il resto il mio tratto distintivo principale è la curiosità, sono sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo, stimoli, incontri, racconti. Per questo, appena non lavoro, sono in viaggio perché nel viaggio si è sempre a confronto con qualcosa di diverso: il cibo, i paesaggi, le persone, le abitudini. Viaggiando ho sempre tenuto dei diari, prima cartacei, poi on line su vari blog. Tornato dai viaggi riorganizzo i miei appunti cercando di farli diventare qualcosa d’altro, togliendo l’autobiografismo per raccontare una storia. Così sono nati diversi racconti, tutti a tematica di viaggio, con cui ho vinto alcuni concorsi. Da lì era inevitabile arrivare al romanzo.

Su “le strade del figlio” ho iniziato a lavorare 8 anni fa. Prima nella mia testa è nato il protagonista e poi a poco a poco è arrivata la trama. Dopo un anno che scrivevo ho abbandonato tutto perché non riuscivo a dipanare la trama in maniera credibile, poi, durante un progetto fotografico che ho fatto sui luoghi dell’Induismo a Roma ho conosciuto un Baba italiano e suo figlio, da lì mi è arrivata nuova linfa. Il romanzo l’ho concluso la settimana prima del lockdown del 2020, poi la riscrittura e la pubblicazione. 

Di che cosa parla Le Strade del Figlio ? E’ una storia vera ?

Il libro racconta la storia di Ermanno, un ragazzo di 19 anni molto diverso dai suoi coetanei e per questo sempre in disparte. La colpa di questa solitudine è, per la quasi totalità, sua: rifugge da tutti, si crede migliore, odia tutto quello che gli altri amano e pensa di valere molto di più di chiunque ha attorno. Chi leggerà il libro non amerà il protagonista all’inizio: è spocchioso, antipatico, saccente. Pagina dopo pagina però Ermanno compie un percorso che lo porta a capire dove sta sbagliando nei confronti della vita e lo fa grazie ad un viaggio che intraprende alla ricerca del padre che non ha mai conosciuto. La madre, quarantenne radical chic, è rimasta incinta di lui durante un viaggio a Rishikesh dopo un rapporto avuto con un Baba che l’ha ammaliata facendole leggere Siddharta, libro di formazione per eccellenza. Ermanno, che dall’autore del libro prende il nome, non ha mai conosciuto il padre né ha mai avuto voglia di trovarlo ma, nella più profonda crisi adolescenziale, immagina che trovandolo possa avere delle risposte alle sue domande più grandi. Non l’incontro con il padre ma il viaggio per trovarlo sarà il grimaldello grazie al quale cui diventerà una persona migliore

La storia che racconto non è una storia vera, di vero ci sono i luoghi in cui Ermanno si muove, raccontati con un taglio di narrativa di viaggio, e alcuni dei personaggi minori che ho disegnato partendo da alcuni incontri fatti nel mio viaggio in India ma non solo.

Quale messaggio cerca di comunicare al lettore?

Ci sono diverse tematiche nel libro ma sicuramente quella più importante per me è Il viaggio come forma di conoscenza, crescita e formazione. Lo credo fermamente e l’ho sempre praticato in questo senso, anche ai miei figli, di 6 e 9 anni, cerco di passare questo messaggio quando li porto in giro per il mondo. Che poi non serve andare dall’altra parte del globo, anche una passeggiata in una città sconosciuta poco distante da casa può far scoprire cose che non immaginiamo. Il viaggio accende la curiosità, il confronto, apre la mente e, scoprendo cose nuove scopriamo cose di noi.

Il ruolo dell’Amore e della spiritualità sullo sfondo dell’India induista

Le strade del figlio è un romanzo di formazione, Ermanno ha 19 anni e come tutti i suoi coetanei non ha ancora trovato il suo posto nel mondo, sta cercando di capire e di capirsi. In India farà molti incontri che lo obbligheranno a confrontarsi con tanti aspetti del proprio carattere e del proprio essere. Uno di questi incontri gli farà anche scoprire l’amore, ma la storia che racconto nel libro non è la classica storia di innamoramento, felicità senza pensieri e passioni. E’ molto cruda e molto vera, con tante sfaccettature psicologiche che mettono in difficoltà il protagonista ma anche la ragazza con cui si rapporta che è una ragazza nata da madre italiana e padre indiano.

La spiritualità è qualcosa con cui è impossibile non confrontarsi in un viaggio in India e anche Ermanno, seppure con riluttanza, deve farci i conti. In più il padre che sta cercando è un Baba quindi deve muoversi per forza in quel mondo. Senza svelare troppo di quello che succede nel romanzo posso dire che nel suo viaggio il protagonista si imbatterà in molte sfaccettature dell’induismo, che è una religione ricca, colorata e piena di rituali, una religione senza regole troppo oppressive per i suoi fedeli e in cui la dimensione spirituale si incontra con quella materiale in un connubio che spesso ha dei risvolti anche divertenti.

Lei lavora in televisione: come è cambiato questo mondo con l’avvento del digitale e delle nuove tecnologie?

Il digitale è ormai una realtà da quasi 20 anni in TV, erano i primi anni 2000 quando in Italia si è passati al digitale terrestre e io mi sono sempre mosso in questo mondo. I più grossi stravolgimenti degli ultimi anni sono però avvenuti con l’ingresso dei nuovi player internazionali (su tutti Netflix, Amazon Prime, Disney) e l’adeguamento conseguente dei network nazionali al consumo spezzettato della piattaforma. Oggi gli spettatori “di flusso”, quelli che guardano la tv sui canali generalisti tradizionali, sono sempre di meno e sempre più vecchi. La sfida oggi è riuscire a riportali ad apprezzare un tipo di racconto che oggi reputano vecchio. In molti casi la tv ci è riuscita (un caso su tutti “Il collegio”), in altri meno. Ancora resistono gli eventi (live o non live), quelli di cui tutti parlano, quelli che se uno li vedesse il giorno dopo non avrebbe senso perché sarebbe già tutto passato (penso a Sanremo, Eurovision ma anche reality show, talent,…). E’ cambiato il consumo dello spettatore e dobbiamo cambiare anche le modalità di racconto per raggiungere il pubblico. La tv è un mastodonte che si muove lentamente ma, a poco a poco, arriva.

Sono previste presentazioni on line?

Al momento abbiamo tre presentazioni dal vivo fissate

25 novembre: Milano, Associazione culturale Labò

26 novembre: Cantù, Spazio Libri La cornice

27 novembre: Roma, Libreria L’angolo dell’avventura

ma ne faremo altre anche on line a breve. 

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Le illustrazioni sono del fratello dell’autore, Zeno Peduzzi, artista collagista,

www. sbadato.com)

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani