ALLA SCOPERTA DELLE OPERE LETTERARIE DI GLAUCO CARTOCCI

ALLA SCOPERTA DELLE OPERE LETTERARIE DI GLAUCO CARTOCCI

Glauco Cartocci è un simpatico scrittore romano, autore di oltre 10 romanzi e saggi, alcuni dei quali abbastanza noti, ed eccolo oggi con noi.

Chi è Glauco Cartocci e come nasce l’interesse per la letteratura?

Sono solo uno che ha bisogno di applicare la creatività (ammesso che io ne abbia davvero) in vari modi. In vita mia ho scritto canzoni, testi e musica, suonato chitarra e batteria, programmato software musicali, dipinto a tempera (ho anche realizzato copertine per libri di Fantascienza Fanucci, anni 70), fatto grafica come lavoro, creato elaborazioni e immagini in Photoshop. Poi, non più giovane, ho scritto un saggio su Paul McCartney (su cui torneremo più avanti) e mi sono “ricordato” che al liceo (Classico) amavo scrivere. Da allora ho ripreso in mano penna (e soprattutto tastiera) prediligendo i romanzi, anche se oltre al primo saggio ne ho scritto un altro su I Beatles nello Spirito del Tempo.

Di che cosa parlano gli ultimi 5 romanzi?

Premessa: Sono tutti editi per Amazon KDP, print-on-demand, visto che gli editori tradizionali (almeno quelli che ho avuto io) non fanno promozione adeguata. Se uno se la deve fare da solo, tanto vale pubblicare in proprio, appoggiandosi a un big come Amazon; ovviamente curando impaginazione ed editing (modestamente, credo di farlo bene). I 5 romanzi recenti sono tutti molto diversi fra loro come stile e ambientazione, (amo provare strade sempre differenti) anche se alcuni temi sono molto “miei” e mi stanno particolarmente a cuore.

Una Faccia Dall’Antica Galleria:

E’ il più drammatico, ed ha 4 voci narranti. Intreccia la vicenda di Chapman, il killer di John Lennon che giace in galera, con quella di una Tribute Band dei Doors il cui leader è destinato a perdere la ragione. Le due storie sembrano non avere punti in comune, ma poi si intrecciano in una maniera imprevedibile, dal forte valore simbolico e catartico.

Angelo Full-time:

Il protagonista, Adamo, viene travolto da un’auto, si risveglia in un ambiente sconosciuto e scopre di essere morto. Due personaggi lo accolgono e gli comunicano che è stato scelto per entrare nel Corpo dei Gi-eis, Guardian Angels. Praticamente un gruppo di Angeli Custodi, al di fuori dello Spazio-Tempo. Ma non sono esseri onnipotenti, è un lavoro nel vero senso della parola, con tanto di Manuale Operativo. Non sarà facile per lui apprendere il mestiere, e dedicare la sua seconda esistenza ai suoi 3 “assistiti umani”, visto che Adamo-Adhamel è un polemista nato, un brontolone. C’è anche parecchio umorismo, che però suscita pure molte domande sulla nostra esistenza.

Pensa che mio zio, una sera, ha suonato con Jimi Hendrix:

Doveva essere un saggio sulle “follie della Rete”, poi ho deciso di farne un romanzo, molto ironico, basato sul “microcosmo” musicale del rock nel web. Tutto è fondato sulle mie esperienze degli ultimi 15 anni relative a Internet, ai social, ai fora, e molti passaggi sono tratti da post effettivamente letti e da situazioni vissute direttamente o indirettamente. E’ un panorama semiserio di quello che avviene, è avvenuto e potrebbe avvenire se il Web continuerà a essere gestito in modo erratico e irresponsabile. Il “rock” è una scusa per analizzare questo “medium” dalle potenzialità incalcolabili. Ma c’è anche molto humour.

Appesi a un chiodo, sulla parete:

Questo è un thriller psicologico con una particolarità: a raccontare la storia sono i quadri appesi nello studio del protagonista (uno psicanalista un po’ balordo) i quali hanno una loro personalità e intelligenza, e registrano scrupolosamente tutti gli avvenimenti in cui il loro proprietario è implicato. I pazienti del terapeuta sono molto particolari: un ricco magnate tormentato da due incubi ricorrenti; una dark lady ambigua ed esageratamente sexy; una balorda sbandata, camaleontica. Tutti (compresi i quadri pensanti), si troveranno in un ossessivo labirinto, in un vortice di ipotesi che culminerà con eventi decisamente estremi.

Solothurn – Il Dominio dell’Undici:

E’ quello che più si avvicina a un libro di avventure, e si legge d’un fiato (almeno mi dicono). I due protagonisti, un illusionista fallito e un astrologo di successo, ingaggiati per una misteriosa missione, vivranno tre avventure; prima in Islanda, poi in Vaticano, per infine approdare poi alla meta designata: Solothurn, in Svizzera. Qui i destini grandi e piccoli degli uomini appaiono dominati dal “numero maestro” Undici, in base ad alcune stravaganti teorie tramandate attraverso generazioni. E’ basato su un reale mistero legato a quella città, apparentemente “dominata” dal Numero Undici. I due amici-rivali si troveranno invischiati in una sciarada, con continui capovolgimenti di fronte, nella quale sembra impossibile comprendere dove sia il Bene e dove il suo contrario.

 Il caso del doppio Paul McCartney…

Immagino tu voglia sapere come nacque il mio libro “PID: Il Caso del Doppio Beatle” del 2005, rieditato e integrato sei volte. L’annosa questione di Paul che sarebbe stato “sostituito da un sosia nel 1966”.

Beh, io sono un “vecchio ragazzo” dei Sixties, e nel 1969 vissi in diretta la nascita della PID (Mistero Paul Is Dead), almeno di quel poco che uscì fuori al tempo. Ricordo che mi recai persino al centro di Roma, Via Veneto, per comperare le riviste straniere “Time” e “Life” che ne parlavano, visto che altri mezzi di informazione non c’erano. Poi, come forse sapete, tutto fu “buttato in caciara” (espressione vernacolare) dagli stessi Beatles che ci ironizzarono sopra (“se fossi morto sarei l’ultimo a saperlo”, “it’s a load of bullshit”, “roba da freak fuori di testa”) e così fu tutto messo a tacere, per molti molti anni. Io stesso quasi me ne dimenticai fino al 2003.

Con l’avvento di Internet la questione fu riesumata (spiego anche come e dove, nel libro) e vennero fuori anche indizi nuovi, di cui alcuni molto più significativi di quelli (spesso superficiali) del 1969. Quasi per curiosità mi accostai di nuovo alla vicenda, all’inizio prendevo appunti solamente per interesse personale, poi pensai che forse valeva la pena di pubblicarli. Direi che non avevo torto.

Da notare che definirla Leggenda Metropolitana è un controsenso.  Le Leggende Metropolitane, infatti, nascono dal basso (vox populi) e poi vengono per così dire “organizzate” in un racconto, con eventuali varianti. La faccenda della “Morte” di Paul, al contrario, nasce dall’alto, dagli stessi Beatles, perché solo loro avrebbero potuto disseminare di indizi la produzione (dischi, copertine etc), con l’aiuto di eventuali complici i quali avrebbero fatto detonare la PID al momento opportuno.

La cosa singolare della PID è che il flusso degli indizi non finisce mai, nemmeno oggi, pur se in quantità ridotta rispetto ai due periodi di esplosione (1969 e poi 2002).

Quello che si legge su Internet è per lo più sempre la stessa roba (la passeggiata sulle strisce di Abbey Road, la scritta nei fiori di Sgt.Pepper’s…) ma è solo la punta dell’Iceberg. Il quadro completo degli indizi, anche tolte le “fesserie”, è davvero complesso; solo esaminandolo nel suo insieme si può afferrarne la portata. Per concludere: non è un libro “a tesi”, io vaglio le soluzioni del mistero senza propendere per le differenti teorie, ed è piaciuto proprio questo fattore.

Autori e generi che segui

Da ragazzo prediligevo la Fantascienza, che veniva definita “una letteratura di Idee”. A me affascinava tutto ciò che era legato a temi che andavano oltre la vita di tutti i giorni, quindi mistero, fantasia, proiezione sul futuro.

Ora le cose sono cambiate, perché negli ultimi decenni la letteratura “Mainstream” ha introdotto in sé molti elementi propri della Fantascienza o del Fantasy, cosa che i grandissimi Italo Calvino e Dino Buzzati facevano già dagli Anni ’60.
Pertanto non è raro trovare argomenti “al limite del conosciuto” anche in libri di grande rilievo letterario (la Fantascienza non sempre lo era, con le dovute eccezioni).

Negli ultimi anni il mio prediletto è stato Ian McEwan, che spazia in vari generi; in lui l’elemento “fantastico” si ritrova ad esempio in Solar, o Nel Guscio. Ma leggo anche dei saggi su argomenti poco battuti, come “Musicofilia” di Oliver Sacks e “Cromorama” di Riccardo Falcinelli.

Quando sono al lavoro su un nuovo romanzo, molto di quanto leggo mi dà lo spunto per inserire dei temi “reali” nelle mie storie. Ad esempio in Solothurn ho inserito la faccenda del pigmento “bruno di mummia” estratto dai cadaveri, di cui avevo avuto nozione leggendo il bel trattato di Falcinelli. Lo stesso avviene per temi reali che trovo in Internet, come la vicenda della sfortunata attrice Peggy Entwistle, che ho usato per “Appesi a un Chiodo”. Mi sfizia molto costruire situazioni fittizie su elementi concreti e rintracciabili.

Sono previste presentazioni online?

Al momento non ho progetti in tal senso. Pertanto accetto con grande entusiasmo qualsiasi idea operativa! E comunque ti ringrazio moltissimo di questa chiacchierata.

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani