DAVIDE CABASSA E LA GIOIA DI ESSERE SE STESSI

DAVIDE CABASSA E LA GIOIA DI ESSERE SE STESSI

Essere se stessi, con i propri pregi e difetti, è una delle cose più difficili in assoluto ed oggi ne parliamo con Davide Cabassa che ha da poco pubblicato un libro in materia.

Chi è Davide Cabassa?

Davide Cabassa ha 54 anni e insegna filosofia al liceo delle scienze umane “Albertina Sanvitale” di Parma dove con la compagna Claudia e due figli meravigliosi: Matteo, 9 anni, e Martina, 7 anni. E’ figlio di contadini e diventare insegnante è sempre stato il suo sogno, nonostante alle scuole superiori sia stato bocciato due volte e nonostante parenti, familiari e insegnanti lo considerassero un idiota, destinato a fare il contadino come suo padre.

Scrive Davide:  

“La passione per la scrittura è nata intorno ai dieci anni. Abitavo insieme ai miei  genitori a Paroletta, nella Bassa parmense tra Soragna e Fontanellato e lì, durante le passeggiate insieme al mio cane Rolli, mi sedevo all’ombra di un albero e scrivevo su un diario le mie riflessioni. E’ strano a dirsi, ma mi hanno spinto a scrivere i compagni di classe che ridevano di me. Mi spiego meglio. I miei genitori facevano i contadini e parlavano quasi sempre in dialetto. Alle scuole medie qualche compagno mi prendeva in giro, perché spesso usavo qualche parola in dialetto, suscitando le risa di tutti. Così mi sono ripromesso che avrei fatto di tutto per farli pentire dei loro sfottò e delle loro risatine. E ho iniziato a scrivere poesie e brevi racconti.”

Si è laureato in filosofia con 110 e lode nel novembre 1998, nonostante diverse compagne di corso lo prendessero in giro per avere frequentato la scuola alberghiera di Salsomaggiore, il paese dove vivevano i suoi nonni paterni e con i quali ha passato gli anni più belli della sua adolescenza.

Ha collaborato per diversi anni con il quotidiano Gazzetta di Parma e con diverse emittenti locali. Ha iniziato a insegnare nel 2000 all’istituto magistrale “Degasperi” di Cles, in provincia di Trento*.

Come nasce il libro “La gioia di imparare ad essere se stessi”?

Questo libro, pubblicato dalla casa editrice Il Ciliegio di Como, è la seconda parte de La rabbia e la gioia di insegnare (2016), che ho scritto in 15 anni e racconta di come un figlio di contadini in cui nessuno credeva è diventato un insegnante.

Ho scelto questo titolo –La gioia d’imparare a essere se stessi– perché sono convinto che non siano i programmi la cosa più importante della scuola, ma i ragazzi con le loro idee e le  loro emozioni. Bisogna insegnare loro a tirar fuori quelle emozioni, a essere pienamente se stessi e ad accettarsi per come sono con tutti i loro limiti. Perché credo che siano meravigliosi così come sono.

Ecco, il mio programma sono loro: i miei ragazzi. Perciò sento il desiderio di aiutarli a diventare persone vere, non burattini che vivono per soddisfare le aspettative degli altri.

Ma per insegnare ai nostri ragazzi a essere se stessi, bisogna prima di tutto che noi insegnanti impariamo a essere noi stessi, perché ogni prof può insegnare solo ciò che è: se crede in ciò che dice, ci crederanno anche i suoi alunni.

A chi si rivolge e cosa cerca di comunicare?

Come ho già detto, il libro si rivolge agli studenti e cerca di comunicare che la cosa più importante è essere se stessi e trovare la strada giusta per fare nella vita quello che davvero ci piace e ci fa sentire realizzati come persone.

Ecco perché io dico sempre ai miei alunni che non faccio l’insegnante, ma che  sono un insegnante: infatti, ogni volta che entro in classe mi sento come un pesce nel mare. Sono nel mio mondo, nel posto che amo, ho davanti a me studenti meravigliosi, che condividono con me la gioia d’imparare qualcosa di nuovo. Così mi sento pienamente realizzato.

Così come faccio negli ultimi dieci minuti delle mie ore di lezione, in questo libro racconto la mia vita: non solo il rapporto empatico con i miei alunni, ma anche l’esperienza di diventare padre di due bellissimi bimbi, la scoperta della malattia di mia madre, le mie paure, le mie speranze e soprattutto i miei errori. Ne ho fatti tanti, lo ammetto, ma è proprio grazie a quegli errori che ho imparato a essere una persona migliore.

Il rapporto con gli allievi e cosa deve essere cambiato nella scuola di oggi per migliorare dialogo e collaborazione fra docenti e ragazzi.

«Come guardi i tuoi alunni?» Ecco cosa mi chiedo ogni volta che entro in classe, perché credo che l’insegnamento sia soprattutto una questione di presenza e di sguardi.

Oltre al modo di guardare, c’è un’altra cosa importante nella mia professione: esserci. Intendo dire che, quando arrivo in classe, io sono davvero lì con i miei alunni, penso solo a loro e lascio tutto il mondo fuori. Perché in quell’ora di lezione il mio mondo sono loro. Quindi devo esserci. E quando li guardo negli occhi, glielo devo comunicare: “Ecco, ci sono: sono qui con voi.” Come scrive Daniel Pennac, “devi far sentire allo studente di esistere ai tuoi occhi, lui e non un altro.” (Diario di scuola, pag. 109) Se tu ci sei e glielo dimostri col tuo comportamento, ci saranno anche loro. Se tu credi in ciò che dici, ci crederanno anche loro.

I ragazzi lo sanno se hai fiducia in loro: lo sanno da come li guardi. Se entri in classe e inizi subito la lezione, perché “siamo indietro col programma”, tanto peggio per te: pochi ti seguiranno e pochi impareranno.

È solo uno sguardo di comprensione che ti permette di creare con gli studenti un rapporto basato sulla fiducia e la stima reciproche; in questo modo i ragazzi, sentendosi coinvolti emotivamente, possono imparare anche le cose più difficili, acquisendo una maggiore autostima per poter affrontare con coraggio le sfide della vita.

Perciò mi sento di dire che per migliorare il dialogo a scuola, gli insegnanti dovrebbero pensare a sviluppare di più le competenze relazionali che quelle disciplinari.

Il ruolo della DAD durante la pandemia e come ha cambiato la relazione fra il docente e il ragazzo.

Mi rattrista sentire gente ignorante (nel senso che ignora cosa significhi insegnare) dire: “Con la Dad i prof non hanno fatto niente e sono stati in vacanza!”

Questo non è vero: abbiamo lavorato di più, cercando di fare del nostro meglio. Mi riferisco ai colleghi che conosco personalmente. Poi, per carità, in tutti gli ambienti c’è qualcuno che fa il furbo.

Un’altra cosa che si sente dire in giro che “la Dad non è vera scuola” e su questo, almeno in parte, sono d’accordo per due ragioni:

– in Dad manca la relazione in presenza e l’istruzione non è solo scambio di idee, ma anche di emozioni; per apprendere, infatti, occorre una  relazione di fiducia e di empatia tra l’alunno e l’insegnante;

– gli studenti svogliati o con situazioni familiari difficili non riescono a seguire la lezione in Dad come fanno i compagni più motivati e che dispongono di ottimi pc e buona connessione; ne consegue un aumento delle differenze fra gli studenti più bravi e quelli in difficoltà, nonostante le scuole stiano fornendo dispositivi e pacchetti di connettività a tutti.

Che la Dad abbia dei limiti oggettivi siamo tutti d’accordo, ma quello che la gente non deve scordare è che io e i miei colleghi abbiamo fatto del nostro meglio per riuscire a mantenere salda la relazione di fiducia con i nostri alunni, soprattutto con quelli più fragili.

Insomma, ce l’abbiamo messa tutta. Abbiamo combattuto in trincea, sicuri che, alla fine, insieme ai nostri alunni, avremmo vinto questa battaglia, ci saremmo tolti la mascherina e saremmo tornati a sorriderci. Ma la nostra vittoria più grande è stata sentire i nostri alunni che si lamentavano perché volevano tornare a scuola in presenza.

Sono previste presentazioni online?

Grazie al patrocinio dell’Assessorato alla scuola e ai servizi educativi di Parma il libro verrà presentato ufficialmente venerdì 24 settembre alle 17.30 alla libreria Feltrinelli di Parma in via Farini. 

Insieme all’autore, ci saranno il cantautore Guido Maria Grillo, che canterà alcune canzoni di De André di cui si parla nel libro e l’attrice Paola Ferrari, che leggerà alcuni passaggi significativi del libro.

L’incontro sarà presentato da Roberto Ceresini, direttore storico della Feltrinelli di Parma, e moderato dalla giornalista Maria Cristina Bonati, che ha curato l’introduzione del libro. Interverranno all’incontro diversi alunni del professor Cabassa, protagonisti di questo libro. La presentazione sarà anche on line sul sito della Feltrinelli.

Grazie, Francesca, dell’intervista.

Un caro saluto e buon tutto.

Davide

* Chi è Davide Cabassa (più in dettaglio)

Davide Cabassa vive a Parma dove insegna filosofia e psicologia al liceo delle scienze umane “Albertina Sanvitale”.

Nel 1998 si laurea in filosofia all’Università di Parma con 110 e lode, presentando la tesi Rousseau uomo e l’uomo di Rousseau, realizzata grazie alla preziosa consulenza di Ferruccio Focher, suo professore di filosofia teoretica e maestro di vita.

Il 25 ottobre 2000 prova l’emozione della sua prima lezione di filosofia con gli studenti dell’istituto magistrale “De Gasperi” di Cles, in provincia di Trento.

Nel 2002 inizia a collaborare con il quotidiano Gazzetta di Parma e con l’emittente locale Tv Parma

Nel 2003 racconta la sua esperienza scolastica nel libro Il segreto di Milena – lettere di un prof ai suoi alunni, vendendo oltre cinque mila copie in due mesi. Una lettera del libro aveva già suscitato l’interesse anche di Maurizio Costanzo, che lo aveva invitato sul palco del teatro Parioli di Roma nel settembre 2001.

Nell’estate 2004, ritiratosi in una casetta sulle colline di Salsomaggiore, scrive il racconto d’amore La ragazza che sorrideva alla luna.

Nel 2006 pubblica la seconda parte de Il segreto di Milena, promuovendo un’iniziativa benefica, insieme all’AIDO di Salsomaggiore, per aiutare economicamente, grazie al ricavato della vendita del libro, la madre di Luca Taverna, un ragazzo di Medesano in coma da diciotto anni in seguito ad un incidente stradale.

Nel 2008 pubblica Il coraggio di amare chi è diverso, un libro che racconta le storie di Luca Taverna e di altre persone diversamente abili e il cui ricavato viene donato alla moglie e ai figli di Fabrice Dellapina, un giovane uomo colpito da una malattia rarissima (la neurosarcoidosi), che ha dovuto dire addio alla vita il 16 dicembre 2008.

Sempre nel 2008 inizia a collaborare con la giornalista Roberta Maggioni nella conduzione del telegiornale dell’emittente locale Radio Tele Appennino.

Negli anni seguenti insegna a Borgotaro al liceo “Zappa-Fermi”, a Salsomaggiore alla scuola alberghiera “Magnaghi”, a Parma all’istituto professionale “Giordani” e al liceo delle scienze umane “Albertina Sanvitale”, dove conosce il preside Adriano Cappellini e il professor Antonio Viggiano che, a 84 anni, accetta il suo invito a fare un paio di lezioni sul filosofo Kant.

Nel gennaio 2016 la casa editrice “Il Ciliegio” pubblica il saggio La rabbia e la gioia d’insegnare, che ottiene un buon successo di vendite in tutta Italia. Ecco il video della presentazione ufficiale alla libreria Feltrinelli di Parma il 18 marzo 2016.

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani