VINCENZO BOCCIARELLI SULLE ALI DELL’ARTE

VINCENZO BOCCIARELLI SULLE ALI DELL’ARTE

Vincenzo Bocciarelli è uno dei volti di punta del teatro e del piccolo schermo, interprete di sceneggiati bellissimi come “Orgoglio” e che oggi ci parla dello straordinario mondo dell’arte attorno ad un caffè in un bar del centro nella Roma che lui ama tanto. Fra un ricordo ironico di Nino Manfredi, “Più lo mandi giù e più ti tira su” ed una risata la penna corre veloce sull’onda dei ricordi e delle contaminazioni angloamericane di questo grande artista proiettato a livello internazionale (Mission possible, Red Land, The Final Inquiry, La strada dei colori)  

Chi è Vincenzo Bocciarelli e come nasce la passione per il teatro?

Tante volte mi è stata fatta questa domanda, in tante interviste, però tutte le volte noto che mi viene da rispondere in maniera diversa, anche perché con l’artista in generale, soprattutto un attore, si è di fronte ogni volta ad un capitolo diverso, sia all’interno della propria creatività ma anche rispetto alla vita, perché ogni giorno si è persone diverse e guai se non fosse così. Tutto scorre come dicevano gli antichi, “panta rei” , nulla finisce e tutto si trasforma, quindi siamo in continua trasformazione e ad oggi sono colui che ha dato vita al progetto “Sulle ali dell’arte” e quest’esperienza nuova, degli ultimi mesi, di questo mio racconto legato al lockdown ha fatto venire alla luce un aspetto nuovo di Vincenzo Bocciarelli.

La passione del teatro tutte le volte si rinnova, perché ogni volta che finisco un progetto e mi trovo di fronte ad una nuova tela, un qualchecosa che deve venire alla luce, mi sembra sempre come se fosse la prima volta, la prima volta in cui sono salito sul palcoscenico, quando ero ragazzino quattordicenne al Piccolo Teatro di Siena, con “Gl’ innamorati” di Goldoni nel ruolo di Fulgenzio e in “Ippolito” di Euripide per la regia di Giuliano Lenzi, da cui partì un po’ tutto il percorso.

E’ una passione che nasce con l’intento e la voglia di tradurre e decodificare le immagini e le sensazioni che ho captato e raccolto immagazzinandoli durante i primi anni della mia infanzia. Penso di aver avuto un’infanzia molto stimolante da un punto di vista dell’immaginifico, della creatività, dei colori, del racconto poiché essendo vissuto in un ambiente molto “colorato” e molto ricco di stimoli è inevitabile che poi si resti contagiati dall’arte e dalla necessità di restituire e raccontare la propria arte.

Di che cosa parla “Sulle ali dell’arte” e il ruolo dell’arte durante il Covid

E’ il racconto della mia esperienza personale ed artistica come resistenza e forza nel resistere all’impeto di quest’onda sotto la quale ci siamo trovati tutti e che ha messo tutto il mondo in ginocchio e penso che oggigiorno si tenda sempre a dover spiegare tanto, trasformare tutto in un’equazione, in una formula. Mi dicevano i grandi Maestri che ho avuto il privilegio di incontrare e con la quale ho avuto la fortuna di lavorare e di poter attingere, ad esempio il mio insegnante di recitazione Enrico D’Amato, Direttore della scuola del Piccolo Teatro di Giorgio Strehler diceva “Non spiegate troppo, l’arte non si racconta, l’arte si fa, si vive”.

“Sulle ali dell’arte” è proprio questo, è un insieme di spunti di riflessione e di racconti, di mettermi a nudo come dichiarazione d’amore sincera verso le persone alle quali ho cercato di donare teatro, poesia, arte, tutti i giorni, la mia esperienza personale ed artistica e al tempo stesso ho anche donato a me medesimo la gioia di poter recitare e mettere in atto quelle che erano i miei strumenti al servizio dell’arte e del pubblico, quindi è un abbraccio , meno spiegazioni e formule matematiche ma più pancia ed anima.

L’artista e Dio

Da un po’ di anni a questa parte ho cercato di ricordare nelle interviste e nei momenti di partecipazione televisiva come opinionista o parlando di me, del mio percorso e di quello di altri artisti ho sempre cercato di sottolineare l’importanza del rapporto dionisiaco, divino del creare, del fare. L’ho detto tante volte e mi fa piacere che anche Lei risottolinei questo aspetto che è fondamentale di tutta la mia creazione. Recentemente è scomparso un grande testimone di questo modo di fare arte dedicandolo a Dio ed è Franco Battiato, punto di riferimento ed adesso lo è ancora di più perché il suo modo di trasmettere, anche a volte anticipando i tempi, giocando anche con una sorta di ermetismo che alla fine è molto più chiaro di qualunque apparente chiarezza. Ho scoperto che faceva delle opere pittoriche bellissime e penso che in futuro molti artisti saranno più vicini a quel modo, a quell’etica di essere artisti, lasciando alle spalle l’immagine di “belli e dannati” che era in vigore nel XX secolo e che ha dato vita a tante cose belle ma anche a tante realtà profondamente tristi come la mancanza di consapevolezza dell’impatto ecologico che la macchina industria stava compiendo o figure che hanno annerito completamente il secolo scorso in tutti i sensi, una mancanza di amore nei confronti della vita, del proprio corpo, un inno quasi all’automortificazione del corpo, senza rispettarlo e via dicendo.

Anche quest’anno, il 18 settembre, condurrò la XVI° edizione del concorso internazionale “Musica sacra” ideato da Daniela De Marco che si terrà  presso la Chiesa Santi Apostoli a Roma ed al quale parteciperanno tantissimi cantanti lirici da tutto il mondo. La serata sarà trasmessa in mondovisione su Telepace.

Tv, pittura, i social…

Sono i tre elementi che mi stanno coinvolgendo molto in questo periodo e mi stanno tenendo al passo con i tempi. Si aggiunge la parola “radio”, ho iniziato da poco un programma divertentissimo su Rid 96.8 che sta riscuotendo un grande successo, “Let’s celebrate”, tutti i giovedì dalle 15 alle 17 con tanti ospiti in studio, tanti collegamenti esterni e tanti personaggi del mondo dello spettacolo ma non solo. Con me c’è il conte Giuseppe Alcini che è proprietario dello splendido castello di Montignano in Umbria e insieme ci divertiamo a parlare di quelle che sono le più belle feste, un inno alla voglia di ritornare a far festa in maniera intelligente e consapevole e finalmente il ritorno ai matrimoni e quindi un inno all’amore. E’ un’esperienza che mi piace tantissimo e che mi diverte molto.

Quali sono i grandi Maestri che ha avuto e cosa Le hanno insegnato di unico e straordinario?

Quelli ufficiali e famosi sono nomi importanti come Giorgio Strehler, John Savage, Glauco Mauri, Giorgio Albertazzi, Valeria Moriconi, Irene Papas, Roberto Herlitzka, Maddalena Crippa, Max von Sydow, Elena Sofia Ricci, Paolo Ferrari, Mario Scaccia, Christian De Sica, Franco Nero, Riccardo Garrone, Giulio Brogi, Krzysztof Zanussi, Anita Ekberg, Ida Di Benedetto, Micaela Esdra, Maurizio Ponzi, Giulio Base sono tanti e non vorrei dimenticarne qualcuno. Sono i nomi non solo di attori famosi ed importanti che hanno un peso specifico ed un ruolo ma sono tutte persone bellissime che hanno avuto quella generosità nel soffermarsi anche solo un istante nel darmi dei consigli, dei suggerimenti, degli aiuti ed approfitto di questa domanda per dire loro “Grazie” a loro e a tutti coloro che magari non ho nominato perché magari in questo momento non mi vengono in mente. Grazie a tutti coloro che in quei momenti sono diventati i miei maestri, come i maestri di pittura e chi mi ha dato dei consigli che mi hanno fatto crescere e mi hanno permesso di creare una discussione in me.

Il rapporto con Natuzza Evolo e con Napoli

Ebbi la gioia di conoscere Natuzza tanti anni fa a Paravati e mi disse molte cose all’epoca, fra le quali che avrei scritto un libro. Avevo quasi rimosso questa sua profezia perché mi sembrava una cosa molto lontana dal mio percorso artistico, visto che avevo sempre e solo recitato e dipinto. La scrittura la vedevo come una cosa molto lontana ma lei mi disse “Studia, preparati perché un giorno scriverai un libro”. Dopo 17 anni questa cosa è accaduta, quindi i tempi a volte maturano all’improvviso quando meno ce lo aspettiamo.

Il mio rapporto con Napoli è legato a due figure importantissime per me, due punti di riferimento che sono Giacomo Leopardi e Virgilio, che riposano nella città che io considero il mio scrigno, il mio tesoro d’arte e che è stata mia fonte di ispirazione e di rifugio per trovare me stesso e la mia vera essenza in alcuni momenti importanti della mia vita. Anche se non ho origini napoletane mi sento con un cuore napoletano e porto un nome molto partenopeo, Vincenzo, neanche a farlo apposta, quindi la mia seconda identità è napoletana e mi fa ogni volta battere il cuore. Di recente poi sono stato Presidente di giuria e premiato al concorso “Festival Arti Noi per Napoli” organizzato dal tenore Luca Lupoli e dalla soprano Olga De Maio al quale hanno partecipato molti artisti bravissimi per le varie discipline e questa bellissima esperienza ha riconfermato il mio amore per Napoli che pulsa di amore e di arte in ogni angolo e in ogni cuore.

Prossime presentazioni e progetti tv

La radio e tante belle novità, sarà un’estate piena di momenti di ritorno ad abbracciare il pubblico attraverso serate, conduzioni, recital, presentazioni. Non voglio ancora anticipare nulla perché mi piace girare le pagine della mia vita, della mia arte appunto un po’ alla volta, per citare “Sulle ali dell’arte” e per lasciare anche il gusto al mio pubblico e alle persone che mi seguono di leggermi un po’ per volta. Grazie Francesca per questa bella chiacchierata e questa bella intervista.

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani