GRACE AMBER JACKSON ED IL MONDO DEL PARANORMALE

GRACE AMBER JACKSON ED IL MONDO DEL PARANORMALE

Paranormale e magia sono concetti affascinanti che da sempre fanno parte della vita e della curiosità dell’uomo ed oggi ne parliamo con l’esperta Greta Gentili, in arte Grace Amber Jackson.

Chi è Greta Gentili e come nasce il rapporto con il paranormale?

Figlia di commercianti e cresciuta con la nonna, sin da subito, dall’età di 5 o 6 anni, capii che ero diversa dagli altri bambini della mia età. Preferivo la compagnia delle persone più grandi e avevo una spiccata propensione a comunicare con mondi invisibili. Amavo la solitudine, e le lunghe chiacchierate con amici immaginari, che col tempo ho imparato a riconoscere come spiriti guida. Ma la vera ricerca e lo studio approfondito delle pseudoscienze è avvenuta diversi anni dopo. Dai primi approcci con lo spirito della mia cara nonna al vero e proprio channelling medianico in età adulta.

Frequentai scuole d’arte, grafica e stampa che però non mi condussero verso  un cammino artistico se non per un breve periodo dove lavorai presso delle ditte di restauro di chiese ed affreschi. Ma credo che questo lato espressivo del mio carattere fosse rimasto sepolto nel profondo sino a qualche anno fa, quando iniziai a scrivere brevi racconti e mi cimentai nel primo romanzo che malgrado la sua acerba struttura mi fece appassionare a questo mondo di parallele fantasie dove il mio personale ego artistico è riuscito finalmente ad emergere.

Sylvia Brown fu la medium che mi aiutò a comprendere il mondo del paranormale ed ad accettarne le sue conseguenze. Poi vennero Brian Weiss, Igor Sibaldi e molti altri ancora che mi permisero di calibrare il timore dell’ignoto con la consapevolezza che esista qualcosa di veramente grande oltre alla realtà che viviamo.

Di che cosa parla “Anime di smeraldo” e come è possibile contattare i nostri defunti?

Anime di smeraldo è una raccolta di esperienze personali e una discreta panoramica su tutto quello che si può imparare sull’altra dimensione. Un sunto della mia conoscenza sul paranormale e su come si può interagire con esso.

È possibile contattare i defunti? Certo, ma bisogna avere una certa apertura mentale e soprattutto credere nell’aldilà e nella reincarnazione. Senza questi parametri non è fattibile. È un po’ come voler sostenere il corpo con il cibo, alimentandolo solo con l’aria.

Nel libro viene spiegato in modo esaustivo come fare. Ci vuole pazienza e costanza. Non è come sollevare la cornetta del telefono e chiamare i nostri cari defunti. Non funziona così. Usano la telepatia, le immagini, visioni e blocchi di pensiero. Perciò bisogna imparare ad interpretare i loro messaggi.

L’incontro con Michael Jackson dopo la sua morte…

Nel libro viene spiegato bene. Le riporto una parte, Francesca, d’accordo?

Michael morì il 25 Giugno 2009, esattamente alle 14.26. Quando appresi la notizia ne rimasi profondamente colpita. Il tempo si fermò per non so quante ore, non riuscivo a dire nulla. Un vuoto totale pervase la mia mente e il mio cuore. Sentivo come se qualcosa mi fosse stato sottratto irrimediabilmente. Quella tristezza, quel senso di totale smarrimento lo portai avanti per giorni.

Una notte di qualche giorno più tardi vidi una figura apparire ai piedi del letto. Il Fedora bianco, un vestito giallo imbrillantinato, la cravatta nera sulla camicia candida e lo sguardo perso nel vuoto. Sapevo che era lui, fu un istante. Spensi la luce, consapevole che era il mio cuore a farmi vedere ciò che non c’era più.

La seconda volta lo vidi qualche sera dopo. Stavo per spegnere la lampada sul comodino, prima di sprofondare nel sonno e sul cuscino mi apparse una faccia di luna che sorrideva delicatamente. Gli vedevo solo gli occhi e la bocca.

«Ciao». Disse.

«Ciao, come stai?», fu la prima cosa che mi venne di dire.

Gli parlavo in inglese allora, perché ancora non sapevo che la comunicazione con l’altra dimensione in realtà non avviene attraverso parole udibili (succede molto di rado), ma in blocchi di pensiero che successivamente il nostro cervello trasforma in parole. Quindi in realtà non è una lingua specifica a fare da tramite tra una dimensione e l’altra, ma una sorta di telepatia universale, di comunicazione attraverso blocchi di immagini e concetti.

Cosa è emerso dalle conversazioni con lui?

Parlava poco all’inizio e percepivo in lui una profonda tristezza. A dirla tutta sembrava piuttosto arrabbiato per il fatto che non aveva saputo controllare la situazione che gli era sfuggita drammaticamente di mano e soprattutto per i suoi figli che aveva lasciato senza una figura genitoriale.

All’inizio, dicevo, era perso, sembrava totalmente smarrito. Non accettava per nulla il fatto di non poter aiutare i suoi figli e la sua famiglia. Non tollerava di non poter più intervenire sulla sua vita come avrebbe voluto.

A lungo andare però, comprese un concetto fondamentale. Da quella parte aveva più ascendenza su di noi. Michael capì che poteva aiutarci tutti a prescindere dal nostro numero e dalle nostre difficoltà ed iniziò ad accettare che quella sarebbe stata la sua missione.

Lo ha fatto sulla terra e lo sta facendo anche in cielo. Ha salvato la vita a un sacco di persone, oltre che alla sottoscritta.

Il ruolo degli angeli e dei defunti

Non posso dire di essere un’esperta di angeli, ma so per certo che chi  ha la fortuna di vederli o percepirli ha di sicuro un enorme dono. Sono gli spiriti di luce più puri del creato e possono essere nostri protettori o diventare veri e propri spiriti guida.

I defunti, nella maggior parte delle volte si uniscono a noi come fossero ancora vivi, cioè i nostri cari ci sono vicino ad ogni passo come se non ci avessero mai lasciato. Li possiamo sentire, percepire, vedere qualche volta,  ma costantemente ci inviano emozioni e sentimenti di pace e amore, attraverso visioni, immagini e concetti che a noi sembrano magari frutto della nostra consapevolezza mentale ma spesso, se non sempre, sono loro a darci una mano, a risolvere questioni e problemi. Non ci lasciano mai.

Poi esistono entità defunte che non hanno la consapevolezza di esserlo. Quelli invece sono i cosiddetti fantasmi. Cioè fluttuano in una dimensione intermedia, che non è né questa ne l’altra. Semplicemente perché non hanno capito dove devono andare o perché sono materialmente ancorati a quel mondo di mezzo per svariati motivi.

 La reincarnazione

Qui ci sarebbe davvero da scrivere un libro. Siamo esseri millenari e sono moltissime le testimonianze di persone che hanno visto le loro vite precedenti attraverso le sedute di ipnosi regressiva. Io stessa l’ho fatto due volte.

Secondo queste testimonianze abbiamo vissuto un numero abbastanza cospicuo di vite passate e probabilmente ne vivremo ancora diverse per andare a completare il nostro ciclo di consapevolezza spirituale. Laddove non abbiamo avuto esperienza o dove crediamo sia più giusto farne dell’altra. Siamo sempre noi a decidere che tipo di vita andremo a sperimentare e saremo sempre noi a giudicare il nostro operato. Non esiste nessun giudice se non noi stessi. Con l’amorevole  aiuto degli spiriti superiori.

Comunicare con il pensiero

Questa parte forse è la più difficile da imparare perché siamo stati abituati a codificare le nostre fantasie, appunto, come semplici elucubrazioni mentali. Le immagini che arrivano, le visioni, i concetti che spesso crediamo frutto della nostra immaginazione non sono null’altro che il solo mezzo che l’altra dimensione ha per comunicare con noi. Perciò all’inizio è difficile accettare che quello che sembra solo un pensiero intuitivo è invece “telepatia”, ossia il loro mezzo di connessione con questo mondo.

L’episodio dei cinghiali e Michael con i tuoi figli

Anche in questo caso le riporto una parte del primo capitolo 😉

Un giorno però accadde una cosa che mai mi sarei aspettata, che cambiò profondamente la mia vita e fu la prova tangibile e indiscutibile che l’aldilà esiste e comunica con noi.

Una sera d’inverno, il mio compagno ed io, tornando dal ristorante con il vecchio furgone della ditta, attraversammo la valle costeggiando il dirupo che portava verso casa. La residenza di allora era in cima a una collina, in mezzo ai boschi della val Trebbia.

Pioveva. Quella pioggerellina fastidiosa che si appoggia lievemente, rendendo tutto opaco e umido.

Il furgone era scarico e pertanto leggero. Slittava facilmente sul terreno bagnato e a causa della nebbia ed il fango, procedevamo lentamente sulla strada.

Ad un tratto, vidi Michael di fronte al furgone con le braccia e le gambe spalancate, in segno di pericolo. Urlai «Ferma!!». Stefano, che era alla guida, inchiodò di colpo. Il furgone slittò per un piccolo tratto.

«Ma si può sapere cosa ti piglia?».

Sia il mio compagno che i miei figli erano al corrente degli ultimi eventi. Gli avevo raccontato cosa mi stava succedendo, dato che la cosa mi turbava parecchio. In qualche modo, avevano sempre saputo del mio presunto “dono” e probabilmente, malgrado questo, credevano poco ai miei racconti. Chi diavolo ci avrebbe creduto?

«Ho appena visto Michael davanti a noi in mezzo alla strada!».

«Sì, va beh». Stefano mi guardava sorridendo, come a dire ” siamo alle solite” e si mise a rollarsi una sigaretta.

Pochi istanti dopo sentimmo un rumore uscire dalla siepe dalla parte della montagna. Una famiglia di cinghiali stava attraversando la strada a un paio di metri dal nostro mezzo. Saranno stati sei o sette. Il padre per primo (o almeno cosi sembrava), delle dimensioni di un ippopotamo, poi la mamma e in serie i pargoletti. Ci guardammo allibiti, increduli di ciò che stava succedendo. Un brivido mi scorse lungo la schiena.

Realizzammo che probabilmente saremmo finiti nel dirupo per schivare i cinghiali. In quel preciso istante capimmo che Michael ci aveva salvato la vita.

Ne fummo veramente colpiti tutti.

Qualche giorno dopo anche mio figlio Matteo iniziò a vedere Michael ovunque.

Allora non ero pazza. Avevo sempre avuto il sospetto che questo dono ce l’avessero anche i miei figli. In quel momento ne ebbi la conferma.

Ricordo che uno degli episodi che più ci colpì fu il giorno in cui i ragazzi si misero a giocare con le bocce da spiaggia in cucina. Mi girai mentre lavavo i piatti e vidi il nostro implacabile amico di fianco a Matteo. Non dissi nulla per non influire mio figlio.

«Mamma, Michael è qui con noi», disse Matteo, indicando con l’indice verso la sedia alla sua destra, mentre Tommy, suo fratello, era accovacciato per terra a trafficare con le bocce. Rimasi pietrificata e sollevata nello stesso tempo. Ormai la mia follia l’avevo trasmessa anche a loro. In quel momento però realizzai che non potevano essere solo coincidenze.

«Si va beh, qui stiamo trascendendo la realtà ragazzi», cercavo di sdrammatizzare.

Ad un tratto, una delle bocce, quella blu, lo ricordo perfettamente, si mise a rotolare da ” sola” per un paio di metri verso la porta che dava sul giardino.

Silenzio di tomba. I ragazzi mi guardarono con gli occhi strabuzzati fuori dalle orbite a dir poco allibiti. Controllai il pavimento per vedere se per caso c’era qualche sorta di pendenza che potesse giustificare quella anomalia. Nulla, dritto come fosse in bolla.

Rimanemmo sbigottiti.

Mi arrivò istantaneamente: «Posso giocare anche io?» e anche in quel caso non dissi nulla, rimasi immobile ad osservare la sedia apparentemente vuota.

Matteo, pochi secondi dopo, aggiunse: «Mamma, vuole giocare con noi!». Giuro che mi si gelò il sangue.

Quel giorno capii che Michael non ci avrebbe mai lasciato.

Oltre a questi episodi ce ne furono un’ infinità di altri a confermare che la sua presenza era tangibile. Luci che si spegnevano e si accendevano da sole, apparecchi elettronici che improvvisamente si avviavano in autonomia, porte che si aprivano con il classico scricchiolio da brividi. Rumori e suoni che andavano al di là della nostra comprensione. Le innumerevoli ” strane coincidenze” che via via capitavano.

Un pomeriggio, in auto, tornando dalla spesa, incrociammo la macchina della posta venire dalla direzione opposta. Giuro che alla guida vidi Michael e anche in quel momento mio figlio Matteo si girò simultaneamente: «Ho appena visto Mike in quella macchina». Ridemmo della stranezza, quasi increduli. Non era troppo chiaro se la nostra fosse diventata solo un’ossessione o fosse drammaticamente vero, tanto da vedere le stesse identiche apparizioni. Non avemmo mai il coraggio di domandarcelo l’un l’altro. Ma sia mio figlio che io, fummo consapevoli che la cosa fosse più vera di quanto avessimo mai immaginato. Ma si sa, quando questi fatti “anomali” capitano a noi personalmente, si è abbastanza inclini a non prenderli troppo sul serio anche se le “prove” sono evidenti.

Le esperienze di premorte…

Innumerevoli testimonianze documentano viaggi fuori dal corpo o esperienze di premorte. Persone entrate in coma o sotto ai ferri che per ragioni ancora inspiegabili sono trapassate per alcuni istanti e tornate indietro. Incredibilmente, però, tutte queste testimonianze e reportage hanno riportato caratteristiche sempre molto simili.

Ad un primario del reparto di chirurgia della Georgia, il Dott. Lloyd William Rudy, durante un intervento chirurgico, atto a sostituire una valvola cardiaca infetta, il paziente gli morì sotto i ferri a causa di un aneurisma. Spente le macchine andò rammaricato ad avvisare la famiglia del decesso. Quando tornarono, lui e il suo assistente si accorsero che gli apparecchi, inavvertitamente lasciati accesi, davano qualche impercettibile segno di vita.

Pian piano il battito cardiaco del paziente tornò normale. Al risveglio raccontò di aver visto tutta l’operazione dall’alto, nel dettaglio, descrivendo fin nei particolari cosa avevano fatto alla valvola da sostituire e i ferri che avevano usato. Da quel giorno il dottore si mise a raccogliere tutte le testimonianze di NDE dei sui assistiti e di pazienti di molti altri paesi.

Credetemi, i casi documentati di pre morte sono veramente tantissimi e tutti raccontano più o meno le stesse esperienze. La visione dall’alto, il tunnel, la luce accecante che non fa male agli occhi e alla fine i nostri cari che ci attendono. Ma il fatto saliente è che in tutte le testimonianze è sempre emersa questa sensazione di pace e amore che pervade in ogni cellula del corpo.

Normalmente chi ha un’ esperienza di questo tipo riferisce di sentire uno stato di benessere “paradisiaco”, celestiale, che può durare per mesi e la sensazione di “galleggiare” rimane spesso per anni.

Sono previste presentazioni online?

Mah chi lo sa, magari si 🙂

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani