FEDERICA BOSCO E LA QUADRILOGIA DELL’ANGELO

FEDERICA BOSCO E LA QUADRILOGIA DELL’ANGELO

Il nome di Federica Bosco è fra i top per il suo splendido stile narrativo ed è molto conosciuta soprattutto per la straordinaria quadrilogia dell’Angelo: a lei la parola.

Chi è Federica Bosco e come nasce la passione per la letteratura?

Ho sempre letto molto e sognato molto, principalmente una vita più leggera e felice. Ho un tratto fortemente sensibile che mi rende più emotiva della maggior parte delle persone e fin da molto piccola la mia vita è stata costellata di domande che mi ponevo sul perché  delle cose, la separazione dei miei, il dolore, la morte, l’amicizia, quindi non avrei mai pensato che sarebbe diventata la mia professione un giorno. Ho avuto un’infanzia e un’adolescenza piuttosto infelici, che sicuramente mi hanno insegnato a ridere della buccia di banana e costruire un senso dell’ironia per sopravvivere che, alla fine, si è rivelato salvifico.

La mia fortuna credo sia stata proprio arrivarci all’età della ragione, senza quella smania di arrivare al risultato per dimostrare agli altri chi sei.

Ho viaggiato molto, fatto moltissimi lavori senza pensare allo status, ma all’essere indipendente e questo mi ha certamente aperto la mente,  parlo degli anni ‘90 quando non c’erano social e quello che facevi rimaneva anonimo!

Adesso ho cinquant’anni e ventuno libri all’attivo e se mi guardo indietro sono soddisfatta del cammino fatto.

Di che cosa parla la quadrilogia Angelo e cosa cerca di comunicare?

La storia di “Innamorata di un angelo” nacque come una Trilogia nel 2011. Avevo voglia di scrivere una storia diversa dalle mie in cui invece di una protagonista che avesse più o meno la mia età e i miei problemi e insicurezze, descrivevo la vita di una ragazzina quattordicenne italo inglese, Mia,  con una grandissima passione e talento per la danza classica e pochi mezzi a disposizione. Avevo unito le mie passioni, Londra, la danza e gli angeli attraverso un personaggio che era in tutto e per tutto quello che avrei voluto essere: forte e determinato. Un carattere come la protagonista del film Juno, testarda, ironica e molto decisa, che lotta con le proprie forze e non sceglie percorsi facili. Volevo comunicare come sia possibile realizzare un sogno lottando duramente , ma senza abbattersi o sentirsi in colpa se a un certo punto ti rendi conto che quel sogno non ti rappresenta più e vuoi altro.

Mia ha grandi ambizioni ma poche possibilità, dato l’unico stipendio della mamma, è innamorata del fratello della sua migliore amica, Patrick, e certa che sia la sua anima gemella. Una tragedia lo porterà via e diventerà una sorta di angelo custode che torna a proteggerla senza si capisca mai se è reale o solo nella sua testa. 

La trilogia doveva finire appunto col terzo capitolo, ma 7 anni dopo, un po’ per magia, un po’ per le centinaia di messaggi che negli anni avevo ricevuto dai lettori di dare un seguito a quel finale aperto, (per non parlare dei tatuaggi con la scritta “serva me servano te”- salvami ti salverò, la frase che si dicono i protagonisti). 

Ho cominciato a pensare a cos’era diventata Mia che ballava da anni con l’ American Ballet Theatre di New York, in epoca social, con le difficoltà di donna, di professionista, e di coppia.

Così ho deciso di scrivere un quarto capitolo che mantenesse alte le aspettative, facesse contenta me e le lettrici, e soprattutto Mia.

I Suoi libri sull’amore…

Non scrivo “libri sull’amore”, scrivo libri sulla vita in cui si parla anche di amore, perché l’amore è in ogni cosa che facciamo, è l’amore per noi stessi, per una persona, un figlio, un genitore, un ideale, una passione, un cane.

Purtroppo c’è ancora bisogno di definire tutto con un’etichetta, è un peccato e spero che le nuove generazioni che vedo molto più combattive e libere di noi, superino tabù, idee preconcette e stereotipi.

Ho parlato di malattia e amicizia, della difficoltà degli ultraquarantenni di crescere e relazionarsi coi propri figli in un mondo che non li rappresenta più da 25 anni, di come sia difficile chiudere una storia con qualcuno a cui vuoi un bene dell’anima ma senti di non amare più, di menopausa, di tradimento, di coma, di morte, suicidio, dipendenze, e di come sopravvivere con un tratto ipersensibile. 

Poi se vogliamo continuare a chiamarli solo libri d’amore….

Sono previste presentazioni online?

Per l’amor di Dio spero di no. È una cosa che detesto, sei lì che parli a voce altissima, hai la faccia lucida e i capelli orrendi, non hai il contatto con gli altri, non senti, non vedi…. Insomma orribile! Non vedo l’ora di ritornare ad abbracciare i miei lettori, a guardare la gente negli occhi e fare selfie stupidi.

Il rapporto con i lettori ed i consigli che Lei dispensa loro con i Suoi bellissimi romanzi

Il rapporto coi lettori è fondamentale. È cominciato tanti anni fa con un blog che tenevo dopo l’uscita di “Mi piaci da morire”, il mio primo romanzo,  e che unì moltissime persone che sono tutt’ora mie amiche e amiche fra loro.

Ci univa quella voglia di sdrammatizzare della nostra epoca, quella speranza di un amore vero onesto e duraturo e soprattutto la voglia di non prendersi troppo sul serio.

Tuttora ho un rapporto costante che è un’enorme parte del mio lavoro rispondendo a tutti su Facebook e Instagram praticamente in tempo reale!

Non credo di potermi permettere di dispensare consigli, quello che faccio è raccontare una mia esperienza da cui ho tratto una lezione sperando che sia utile per qualcun altro, così come quando ho avuto bisogno un libro ha aiutato me.

Rapporti difficili, amori tossici, genitori rigidi, dubbi, delusioni, speranze, dolori, lutti, malattie, sogni, sono tutti parte della vita e ognuno di noi a un certo momento si incaglia, ha bisogno di capire come uscirne, come fare a, e quello che non ti uccide ti fortifica, se ce l’ho fatta io, possono farcela tutti.

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani