HILDEGARD DE STEFANO, DAL VIOLINO AL PICCOLO SCHERMO

HILDEGARD DE STEFANO, DAL VIOLINO AL PICCOLO SCHERMO

Oggi siamo con la giovane violinista Hildegard De Stefano che stiamo seguendo con grande interesse sul piccolo schermo nel ruolo della violinista Sara ne “La Compagnia del Cigno 2”

Chi è Hildegard De Stefano e come nasce la passione per il violino?

Ragazza nata e cresciuta a Milano circondata dalla musica classica. La musica le ha dato la possibilità di fare esperienze molto intense tra cui la recitazione (prima e seconda stagione de “La Compagnia del Cigno”) e la scrittura del libro Diario musicale edito da Nave di Teseo che è stata per lei un’importante occasione di libertà e di ricerca. Un viaggio interiore verso la parte più vera e profonda di se stessi.

Il ruolo della violinista non vedente ne “La Compagnia del Cigno”: come ci si prepara ad una parte così impegnativa e in che modo la musica può aiutare chi è affetto da malattie o handicap?

Prima de “La Compagnia del Cigno” non avevo nessuna esperienza nella recitazione, disciplina che  come ogni arte richiede grande studio e pratica. Affrontare come primo ruolo assoluto della propria vita una ragazza ipovedente è stata una sfida difficile a affascinante allo stesso tempo. Oltre ad apprendere la tecnica del bastone all’istituto dei ciechi di Milano Hildegard si è esercitata per le strade della sua città, attraversandola munita di bastone e occhiali da sole. Chiudendo gli occhi il nero che si presentava al posto dei colori e delle forme a cui era abituata l’ha inizialmente terrorizzata. Poi quel grigio scuro uniforme e anonimo, come racconta nel libro, ha iniziato a plasmarsi, a riempirsi di forme dettate dalle vibrazioni e superfici che percepiva dall’esterno. Il suo viaggio “da turista” in questa dimensione le ha insegnato molto. Quanta bellezza ci sia nel riscoprire il nostro mondo, nel viverlo diversamente e quanti meno limiti di quello che pensiamo ci siano nelle disabilità. Attraverso gli occhiali da sole osservava le reazioni delle persone che le stavano intorno. Chi la seguiva con stupore, chi era spaventato, chi voleva dare una mano. Incontra un amico che non vedeva da tempo e si è subito preoccupato per lei dicendo: “Non sapevo! Mi spiace…”. Tra un imbarazzo e l’altro ha dovuto spiegargli che si trattava di pratica per un ruolo e di stare tranquillo. Imparò così la sua lezione di non avvicinarsi troppo a luoghi conosciuti.

Fin dall’antichità la musica è ritenuta terapeutica per l’essere umano. Penso all’aulos che gli antichi greci suonavano per curare gli arti feriti. O ancora alla campana tibetana di moda oggi, strumento che quando percosso o sfregato ha effetti benefici sulla psiche e sul fisico umano.

Questo “altro mondo”, questo mondo più sottile che la musica consente di abitare può essere rifugio sicuro e meraviglioso per ogni sofferenza, per ogni handicap.

Quali sono gli attori con i quali ha maggiormente legato sul set e che Le hanno insegnato i segreti della recitazione?

Alessio Boni è stato con i suoi modi eleganti e la sua generosità fin da subito una figura paterna per quanto riguarda la recitazione. Sempre disposto fin dalla prima stagione a darle consigli e ad aiutarla. Nel complesso tutti le hanno insegnato qualcosa, ogni compagno di scena o collega che si poteva osservare al lavoro sul set ha insegnato cose preziose. Last but not least come si suol dire la coach presente sul set Leonarda Imbornone ha guidato e tenuto le redini durante le riprese, mostrandole fin dalla prima stagione i primi passi in questo mondo, la retta via e lasciando spazio a scelte personali e improvvisazioni come fa ogni grande Maestro.

Il Suo bellissimo libro contiene brani che si possono ascoltare tramite cellulare: in che modo?

All’interno delle pagine vi sono dei QR-code che rimandano direttamente alle esecuzioni musicali. Musica e testi sono stati profondamente legati tra loro sin dalla prima concezione del progetto. Il primo testo che è nato è infatti una visione a immagini di un brano, il “Largo ma non tanto” dal Concerto in re minore per due violini e orchestra di Bach che è anche il primo brano dell’album che si può ascoltare. I brani sono legati poeticamente ai rispettivi testi, talvolta per ribadirne l’atmosfera o lo stato d’animo trattato. Penso per esempio alla Gimnopedia per pianoforte legata al testo Acqua che racconta le meravigliose danze nell’acqua della danzatrice e campionessa di apnea francese Julie Gautier.

Sono previste presentazioni online?

Diario Musicale è già apparso in un servizio sulla rubrica Fuori Linea del TG3, a breve ci sarà una presentazione su RaiNews con una mia intervista. E per l’estate è prevista una presentazione a un festival letterario.

Progetti futuri

Finora ho avuto la fortuna di lavorare a progetti che mi hanno appassionato e che hanno sempre visto protagonista la musica. Spero di poter continuare a fare esperienze di questo tipo e di potermi immergere completamente nelle cose come ho fatto fino ad oggi. Le idee non mancano, vedrò cosa la vita mi permetterà o chiederà di fare.

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani