GIANCARLO ESPOSTO E IL MONDO DEL FADO

GIANCARLO ESPOSTO E IL MONDO DEL FADO

Il Portogallo da sempre si collega al fado, il canto tipico che grandi autori come Fernando Pessoa citano spesso. Ne parliamo con Giancarlo Esposto che ha da poco pubblicato un bellissimo libro in materia.

Giancarlo, ci parli di Lei…

Sono nato nelle Marche, a Jesi, nel 1961, sono iscritto all’Albo dei Giornalisti nel 1985 ed ho svolto prevalentemente attività di giornalismo sportivo, pubblicando alcuni libri di sport o comunque legati alle esperienze da giornalista. Per guadagnarmi da vivere lavoro con soddisfazione nel campo delle assicurazioni, le mie passioni sono la famiglia, giocare a basket e, ovviamente scrivere.

Nel 2015 è uscito il mio primo romanzo Io a Francesco (Prospettiva Editrice), storia di guarigione fisica e spirituale, nel 2017 è seguito Libero e il mare (Prospettiva Editrice), storia di redenzione e crescita spirituale, nel 2019 “Sette piccole storie” (Edizioni Ensemble), una raccolta di racconti brevi, che hanno come filo conduttore i tempi dei libri precedenti. Adesso Il Fado perduto (Edizioni Ensemble), che potremmo definire definito una “storia di amori”.  L’idea di scrivere questo libro parte da molto lontano, dall’amore che nutro nei confronti del Portogallo. Se ami il Portogallo, si subisci il fascino di Lisbona, amare il Fado è una diretta conseguenza.

Che cos’è il Fado?

Non sono uno studioso di musica, ma da amante di questo genere, posso dire che non è per niente facile sintetizzare in pochi concetti cosa rappresenti il Fado, le sue origini, gli artisti che l’hanno reso famoso. Il mio Fado, come l’ho concepito nella mia storia, è quello che nasce nei quartieri popolari di Lisbona, che rappresenta appieno quella che dovrebbe essere la sua origine, la parola latina fatum, vale a dire destino. Una musica malinconica, a tratti struggente, ma piena di sentimento, nella quale vedo quasi sempre prevalere la sua anima femminile. Mi rappresenta l’immagine di queste donne che si affacciano ai miraduoros della città, in attesa dei loro uomini, da mesi imbarcati, nella speranza di veder ritornare le loro navi. E poi quel misto di speranza, che diventa rassegnazione, quando devono tornare a casa, alla loro vita fatta di sacrifici, con la prospettiva di un’attesa che, in certi casi, rischia di diventare eterna.

Pessoa e il Fado

Quando ho cominciato a scrivere la storia, avevo in mente due parole, “Lisbona” e “Fado”. Come fanno molto spesso i personaggi dei miei libri, Pessoa è entrato nella storia all’improvviso, quasi reclamando un ruolo nel racconto. Affascinante, misterioso, contraddittorio, a un certo punto il poeta è diventato, non tanto il protagonista principale, piuttosto colui che ha lanciato il sasso nello stagno, “scatenando” gli avvenimenti successivi. Tutto nasce quando uno dei protagonisti, Xavier Ribeiro, insegnante al conservatorio di Lisbona, trova una pergamena alla Feira da ladra, una sorta di mercato delle pulci: non ha dubbi, si tratta di una poesia scritta da Pessoa, sebbene firmata da uno dei suoi tanti eteronimi. Xavier scopre anche che la poesia è stata utilizzata per una canzone, un Fado del quale si sono perse le tracce. Nella sua ricerca di questa canzone, scopre un amore impossibile del poeta per una donna, alla quale aveva dedicato quella poesia.

La storia è vera?

Fondamentalmente la storia è frutto della mia fantasia, ma c’è tanto di vero, tante cose che rappresentano l’amore per la vita, per l’arte e quindi per la musica, la voglia di mettersi in discussione, di crescere. Il tutto in uno scenario unico, quella Lisbona che a tratti sembra uscita da un libro del grande Tabucchi. Insomma, quegli amori di cui parlavo prima, per il Portogallo e Lisbona, per la musica e per il Fado, uniti alle storie d’amore di Furio (uno scrittore italiano che vive a Lisbona) e sua moglie Silvia, Xavier ed Elisa (una cantante italiana di Fado) si intersecano, si sovrappongono spesso, oppure vivono lontani. Vorrei approfittare di questa intervista per ringraziare la mia Agente Letteraria, Silvia Locatelli della Licet et Docet, con la quale ho iniziato un percorso, a partire da Sette piccole storie, una vera professionista, che sta risultando decisiva per la mia crescita definitiva di autore.

Progetti letterari futuri?

Sto portando avanti due progetti letterari, una storia d’amore tra donne – da tempo pensavo di scrivere un racconto tutto al femminile – e una sorta di autobiografia, che passa attraverso la crescita e l’evoluzione della mia anima. Argomenti tosti e impegnativi, ma estremamente gratificanti per il sottoscritto. Ho già in mente i titoli, ma non posso anticipare niente, piuttosto vorrei dare dei consigli per l’uso ai miei lettori: per godervi al meglio Il Fado perduto, mettetevi comodi in poltrona, accendete lo stereo e ascoltate qualche brano di Fado, magari cantato dalla grande e indimenticabile Amalia Rodrigues e, se non siete astemi, sorseggiate un calice di vino Porto. Tutto ciò vi porterà nella giusta atmosfera, per gustare la mia “storia di amori”.

Sono previste presentazioni?

Qui debbo purtroppo aprire una parentesi “dolorosa”. Una delle cose che in questo periodo mi mancano maggiormente, è il contatto diretto con i lettori; sono presente su tutti i social, ma ovviamente non è la stessa cosa. Vengo da un 2019 splendido, in cui ho girato l’Italia, andando a incontrare i lettori nelle librerie e nelle biblioteche, ho potuto parlare con loro, stringere la mano, firmare dediche. Tutto questo mi manca e faccio fatica a pensare di doverci rinunciare ancora a lungo. Mi sono state già proposte uscite in alcune librerie che hanno spazi all’aperto, ma sono ancora indeciso: sarebbe davvero imbarazzante incontrare i lettori con la mascherina sul volto, dovendo giustamente rispettare le regole di distanziamento e quant’altro. Per ora, come si suol dire, resto alla finestra, in attesa di potermi rimettere in movimento.

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani