I GIORNI PIU’ BELLI DI GIANCARLO MELOSI

I GIORNI PIU’ BELLI DI GIANCARLO MELOSI

Oggi siamo con il Dott. Giancarlo Melosi che ha da poco pubblicato un bellissimo romanzo, “I giorni più belli”: a lui la parola

Chi è Giancarlo Melosi e come nasce l’interesse per la letteratura?

Ho iniziato la mia carriera lavorativa come  insegnante di lettere, poi, lasciato l’insegnamento,  per più di trenta anni sono stato un dirigente della Regione Toscana occupandomi  di sanità, ambiente e programmi comunitari. 

Da sempre sono stato affascinato dalla storia e dalle discipline che le ruotano intorno, in particolare l’archeologia e la storia dell’arte.

Il romanzo storico è uno dei miei generi letterari preferiti. 

Con le chiusure dello scorso anno dovute alla pandemia da Covid, ho pensato di ingannare il tempo e mi sono messo alla prova come scrittore. Alla fine, terminato il racconto, su consiglio di un amico, ho mandato il testo all’attenzione di qualche casa editrice e inaspettatamente, Newton Compton ha deciso di pubblicarlo. “I giorni più belli” è dunque il mio primo romanzo.

Di cosa parla “I giorni più belli” e cosa cerca di comunicare al lettore?

“I giorni più belli” è un romanzo storico che si sviluppa negli anni compresi tra il 1520 e il 1560. Quaranta anni a cavallo di una data: il 12 luglio 1555, quando il papa Paolo IV emanò una bolla “Cum nimis abdurdum” con la quale revocò tutti i diritti concessi agli ebrei e ordinò l’istituzione del ghetto chiamato “Serraglio degli ebrei”. 

E’ il tentativo di immaginare e far vivere al lettore il mondo di allora, visto con gli occhi di una famiglia ebrea che abitava nel quartiere  che successivamente sarebbe stato trasformato in ghetto, con tanto di mura, porte e sorveglianza armata pagata ovviamente dagli stessi Giudei.

Gran parte dell’opera si svolge sullo sfondo di una città, quella di Roma, dove convivevano ricchezze sfacciate e miserie, la bellezza conturbante delle opere dei maggiori artisti del Rinascimento accanto a fame, violenza, roghi e torture.

E’ una storia vera? Come sono state raccolte le informazioni storiche?

E’ in parte una storia di fantasia, come inventati sono alcuni personaggi. Per il resto ho cercato di attenermi alle fonte storiche e alle biografie di quelli che sono realmente vissuti. A parte quelli famosi, come il pittore Raffaello Sanzio, il banchiere Agostino Chigi e la sua famiglia, il figlio di Lorenzo il Magnifico Papa Leone X, gli altri pontefici, i vari principi, condottieri, frati, medici, inquisitori e negromanti, sono realmente vissuti anche molti dei personaggi minori, siano essi gli ebrei del ghetto di Pitigliano, gli abitanti dell’isola di Capraia o dei paesi della Corsica. Hanno nomi e cognomi, si conosce quale fosse il loro lavoro, di chi fossero parenti e il motivo perché sono finiti in un documento di quell’epoca, fosse questo un censimento o una condanna a morte sul rogo. Oltre che alle persone, ho cercato di prestare attenzione anche ai contesti nei quali sono vissuti, come  i nomi delle strade, dei toponimi, degli usi, dei costumi, di quello che mangiavano o come vivevano.

Ovviamente tutto questo ha comportato un grande lavoro di studio e di reperimento di documentazione.

 Quale tra i personaggi realmente vissuti l’ha particolarmente interessata?

Senza dubbio Padre Silvestro Landini , un frate gesuita nato nel 1503 a Malgrate, un piccolo castello nella Val di Magra, vicino a Sarzana. Uomo dal carattere turbolento, un vero dominatore che con il suo sguardo magnetico infiammava le folle dei fedeli. La sua opera di predicatore, si dipanò tra la città di Roma, la Toscana, la Liguria e la Corsica.

Prima della scrittura del racconto, di questo personaggio non ne  conoscevo neppure l’esistenza. Mi ci sono imbattuto per caso e mi  è stato di grande aiuto. Ecco la sua storia e il motivo della sua utilità.

Nella primavera del 1552 i governanti della Repubblica di Genova, informati dal governatore della Corsica riguardo alle pessime condizioni morali e materiali degli abitanti dell’isola, ottennero dal Papa Giulio III l’intervento di Silvestro Landini in quell’isola. Il 16 novembre  il gesuita si imbarcò da Livorno per la Corsica accompagnato dal padre portoghese Manuel Gomez. Una violenta tempesta costrinse i due a riparare sull’isola di Capraia, dove rimasero poco più di un mese, dedicandosi anche lì all’attività missionaria e favorendo la costruzione di opere per frenare le scorribande del corsaro turco Dragut. Giunto finalmente a Bastia, il 22 dic. 1552, il Landini si insediò nel locale convento francescano e iniziò a svolgere un’incessante attività di predicazione e amministrazione dei sacramenti che, con l’interruzione per un altro breve soggiorno a Capraia nel luglio 1553, perdurò fino alla sua morte avvenuta nel marzo del 1554.

Questa è parte della sua storia. Il motivo della sua utilità per la scrittura del romanzo, è che Silvestro Landini riportava su un diario la sua attività talvolta giorno per giorno. Al riguardo, ho rinvenuto il testo della relazione che il gesuita inviò ai governanti di Genova e a papa Giulio III. E’ una cronaca minuziosa della sua attività, con i nomi dei fedeli, dei suoi interlocutori, su come vivevano e cosa facessero sull’isola di Capraia o in Corsica. Una vera “storyboard” sulla quale ho costruito la parte finale del romanzo.


Sono previste presentazioni on line? 

Al momento ancora no.

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani