BENJAMIN BUTTON NELLA TORINO DEL TEMPO

BENJAMIN BUTTON NELLA TORINO DEL TEMPO

Tutti senz’altro abbiamo visto il bellissimo film con Brad Pitt “Lo strano caso di Benjamin Button” nel quale il protagonista nasce vecchio e muore bambino: ne parliamo con l’autrice torinese Patrizia Deabate che ha condotto uno studio molto interessante su questo pubblicando il libro “Il misterioso caso di Benjamin Button da Torino a Hollywood”

Chi è Patrizia Deabate e come nasce la ricerca su Benjamin Button?

Patrizia Deabate è una outsider, come l’ha definita Aldo Cazzullo accostandomi sulla rivista “IoDonna” alla diva di Hollywood Hedy Lamarr, che nonostante fosse priva di un curriculum di studi scientifici o tecnici, nel 1940 brevettò il sistema di comunicazione a distanza che è alla base della telefonia mobile. Forse in alcuni casi è utile essere degli esterni: non si hanno né preconcetti né paletti mentali…e così ho vinto il Premio Acqui Storia Inedito con un libro decisamente originale, come ha anche scritto la Giuria nella motivazione. Quindi, in sintesi: sono una storica outsider.

La ricerca su Benjamin Button è stata una sorta di “ripiego” dopo una grande delusione. Nel dicembre 2012 il romanzo storico cui avevo lavorato per anni (col quale mi sono fatta le ossa, specializzandomi sulla storia di Torino di inizio ‘900) era stato rifiutato da una famosa casa editrice. Pensai di accantonare la narrativa: ero molto giù di morale. Poi all’inizio del 2013 uscì il film “Il grande Gatsby” con Leonardo Di Caprio e furono ripubblicati tutti i libri di Francis Scott Fitzgerald. E io ripescai una vecchia idea: indagare sui possibili legami tra Benjamin Button e il Pipino del poeta crepuscolare torinese Giulio Gianelli…

In che modo la sua storia si collega con Torino?

Torino, la città del mistero e della Sindone, è il punto di partenza: torinesi erano i poeti Giulio Gianelli e Nino Oxilia. Il primo fu l’autore del racconto “Storia di Pipino nato vecchio e morto bambino”, pubblicato a Torino, antesignano di Benjamin Button. Il secondo, Oxilia, fu l’idolo segreto di Francis Scott Fitzgerald. A Torino, capitale del cinema, fu girato nel 1913 il film “Giovanna d’Arco”, primo colossal sulla Pulzella a livello mondiale, diretto da Oxilia e interpretato dalla sua fidanzata Maria Jacobini, film che negli Stati Uniti ebbe un travolgente successo nel 1914 e che costituisce il perno della mia ricerca.

Il ruolo delle coincidenze in questa storia così singolare

Come ha scritto Gianni Oliva su “La Stampa”, ci sono “impressionanti analogie” nelle biografie di Fitzgerald e di Nino Oxilia: per questo il poeta italiano può essere definito il “fratello segreto” dell’americano. Oxilia, di sette anni maggiore, riuniva in sé tutti i miti di Fitzgerald: giovane poeta caduto in guerra come (anzi, più gloriosamente) dell’inglese Rupert Brooke; regista cinematografico; esponente di spicco della goliardia; fidanzato di una diva internazionale. L’analogia più eclatante è che entrambi, a poco più di vent’anni, divennero leggende con travolgenti successi di pubblico, grazie a opere che furono specchio della gioventù contemporanea: in Italia con la commedia Addio giovinezza! (1911) e in U.S.A. con il romanzo Di qua dal Paradiso (1920).  Se Fitzgerald aveva il mito di Santa Romana Chiesa, Oxilia era stato legato alla Jacobini che apparteneva a una potente famiglia che aveva fatto la storia della Chiesa, e favorito, tra l’altro, il clero americano e il Cardinale Gibbons di Baltimora legato a Fitzgerald.  Papa Benedetto XV ebbe stretti legami familiari con la famiglia Jacobini e al tempo stesso fu unito da amicizia e collaborazione politica con il mentore di Fitzgerald Mons. Sigourney Fay. 

Il rapporto di Nino Oxilia con le dive dell’epoca

Diresse le più celebri divine internazionali, dapprima a Torino e poi a Roma: oltre alla fidanzata Maria Jacobini, le mitiche Lyda Borelli e Francesca Bertini. E poi Maria Carmi, Diomira Jacobini, Leda Gys. Nomi che facevano sognare l’America. Era il divismo “al contrario” dell’epoca precedente l’astro di Hollywood. Oxilia fu uno dei registi più famosi. Il film Rapsodia satanica con Lyda Borelli fu musicato da Pietro Mascagni: il compositore di “Cavalleria rusticana” dovette martirizzarsi (parole sue) per comporre la musica sulla base della pellicola (e poi si vendicò imponendo a Oxilia di cambiare il finale che non gli piaceva!)

Il ruolo del futurismo e dell’alter ego

Il Futurismo è una delle chiavi di volta della mia ricerca. Se Fitzgerald guardava all’Italia, non era solamente per l’attrazione verso Santa Romana Chiesa, da lui vista come una brillante capitale che riuniva le élites internazionali. I riferimenti in codice a Oxilia, compagno di Maria Jacobini che in U.S.A. fu identificata con l’archetipo della flapper grazie al personaggio cinematografico di Giovanna d’Arco,  sono da considerare riferimenti anche al Futurismo in quanto portatore di fondamentali spunti per l’identità della nuova donna moderna del XX secolo. Nel 1914 l’avanguardia letteraria italiana era sbarcata a New York con il successo di una poetessa inglese, Mina Loy, che aveva scosso le donne americane esortandole ad emanciparsi attraverso il Futurismo italiano.

Gli alter ego di Nino Oxilia che ho individuato sono i personaggi di Dick Humbird nel primo romanzo “Di qua dal Paradiso” (1920); Dick Caramel nel secondo romanzo “Belli e dannati” (1922) e Dick Diver nel quarto romanzo “Tenera è la notte”. Il primo Dick è un modello da seguire per il protagonista Amory, ma ha un ruolo limitato. Il secondo non sta su di un piedistallo, ma è comunque un punto di riferimento ed anzi un personaggio fondamentale per quello principale, Anthony. Il terzo Dick è il protagonista stesso. 

Sono previste presentazioni online?

Per adesso ne è stata fatta una nella prestigiosa sede dell’editore, il Centro Studi Piemontesi di Torino, ed è visibile a questo link: https://www.youtube.com/watch?v=IlKOVQithpc&t=18s.

Quando ce ne saranno altre, ne darò notizia sul mio sito www.patriziadeabate.com e sulla mia pagina Facebook, che aggiorno abitualmente con  tutte le novità. Ad esempio, sono stata molto felice che nella Giornata Mondiale della Poesia, il 21 marzo, il quotidiano “La Verità” ha ospitato un corposo editoriale dedicato a Giulio Gianelli, in cui il filosofo Marcello Veneziani aveva scritto anche di me e del mio libro.

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani