BAULI IN PIAZZA PER IL MONDO DELLO SPETTACOLO

BAULI IN PIAZZA PER IL MONDO DELLO SPETTACOLO

Il Covid19 ha purtroppo penalizzato moltissime categorie del mondo del lavoro, in testa quelle degli artisti e delle migliaia di maestranze che stanno dietro le quinte di teatri e concerti: ne parliamo con Fabio Pazzini,  milanese, Membro Direttivo APS Bauli In Piazza, Event manager e Direttore di Produzione, con alle spalle un’esperianza trentennale che spazia dagli eventi on road, agli eventi corporate BtoB, ai festival e tour musicali, alle sfilate di moda.

     Che cos’è Bauli in Piazza e a chi si rivolge?

Bauli In Piazza è formalmente un’associazione di promozione sociale. Inizialmente si è costituita per organizzare la manifestazione del 10 ottobre 2020 in piazza Duomo a Milano, per richiamare l’attenzione sulla situazione di grave crisi dovuta al Covid di tutto il settore – musica dal vivo, fiere, congressi, eventi – unendo le forze di lavoratori e imprese con un’unica voce. A seguito della manifestazione l’attività di BIP è proseguita su vari fronti con il fil rouge della trasversalità e sintesi di interessi di lavoratori e professionisti e imprese, soprattutto quelle della filiera.

 Quali associazioni e profili professionali ne fanno parte e quali obiettivi si prefigge?

Le caratteristiche e la scelta filosofica di essere sintesi di interessi diversi ma convergenti rende Bauli In Piazza punto di riferimento di molte realtà: aziende di personale di sicurezza, ingegneri strutturisti, tecnici audio, rigger, facchini, services audio e luce; l’elenco è lunghissimo e comprende tutte le molteplici professionalità che caratterizzano il nostro comparto industriale: il mondo dello spettacolo e degli eventi.

 Qual è stata la risposta delle Istituzioni?

A seguito della risonanza mediatica avuta dalla manifestazione del 10 ottobre la politica si è “accorta” che esiste il settore eventi live/fiere/congressi e ha dedicato molta attenzione anche ad iniziative nate prima di Bauli In Piazza ma che erano rimaste inascoltate. In particolare il MIBACT, nell’ottobre 2020 ha costituito dei tavoli di lavoro su sostegni economici, modelli di ripartenza e riforma del settore. Ma il tutto si ferma qui. I tavoli sono stati riconvocati due volte, chiedendo ogni volta contributi di idee che sono stati puntualmente presentati ma che non hanno avuto alcun seguito. L’ultima volta siamo stati convocati per portare idee sulla ripartenza nel giro di 48 ore perché il ministro Franceschini il giorno dopo avrebbe dovuto incontrare il CTS: come dire “vi abbiamo convocato solo per darvi una comunicazione che avremmo potuto inviarvi via mail”. Tra l’altro per ottenere quel protocollo di falsa ripartenza del 27 marzo prossimo che sarà sostenibile solo dai teatri pubblici sussidiati a prescindere da quale sia il risultato imprenditoriale dell’attività; infatti la maggior parte dei teatri privati e autogestiti rimarrà chiusa perché i costi sarebbero enormemente maggiori dei possibili incassi.

Quali traguardi sono stati raggiunti grazie all’unione dei lavoratori dello spettacolo?

Parlare di traguardi è assolutamente prematuro, anche per l’assenza di un interlocutore istituzionale che sia credibile nella sua azione e interlocuzione nei nostri confronti. Certo un risultato lo abbiamo ottenuto, ovvero quello di rendere coscienti la grande maggioranza dei lavoratori, dei professionisti e delle imprese della filiera che è necessario trovare una modalità di azione comune per poter avere la forza di incidere sulle scelte politiche e legislative e quindi impostare una riforma strutturale del settore, che sia soprattutto capace di costruire un sistema di welfare, di cui questa pandemia ha portato alla luce la assoluta mancanza.

Cosa vi aspettate dal Governo appena insediato?

Ci aspettiamo un cambio di passo sull’emergenza, con l’istituzione di un aiuto economico strutturale per tutti i lavoratori che non hanno reddito, non per scelta loro, da più di un anno e che ne rimarranno realisticamente privi ancora per un altro anno, senza il quale c’è la certezza di distruggere le professionalità di un intero settore e creare un’ enorme sacca di disagio sociale che in qualche modo dovrà reagire.

Ci aspettiamo un cambio di passo sulla ripartenza, cioè, stabiliti alcuni dati di contesto, sin da ora prevedere metodi, numeri, protocolli e quant’altro necessario perché  le imprese del settore possano programmare con il necessario anticipo tutte le attività. Quello che potrebbe fare da riferimento, almeno come approccio, è la previsione di ripartenza fatta dal governo inglese nelle scorse settimane.

Ci aspettiamo un cambio di passo sulla riforma del settore, con l’istituzione di un vero tavolo interministeriale che imposti un lavoro che non può essere improvvisato e di breve periodo.

Quali iniziative avete in corso e quali in futuro?

Data la mancanza totale di attenzione e analisi della tragica situazione economica nella quale si trovano tutti i lavoratori dello spettacolo e degli eventi, abbiamo convocato una manifestazione nazionale a Roma in Piazza del Popolo il prossimo 17 aprile. Da qui ad allora stiamo preparando una serie di iniziative di comunicazione e di attività sul territorio che costituiscono un percorso che tenga sempre più alta l’attenzione sulla gravità delle condizioni in cui siamo lasciati e faccia comprendere all’opinione pubblica il completo disinteresse che circonda il destino di vita di quasi 600 mila lavoratori e decine di migliaia di imprese.

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani