DONATELLA DE FELICE E IL MONDO DEL TEATRO

DONATELLA DE FELICE E IL MONDO DEL TEATRO

Oggi parliamo di teatro con l’attrice partenopea Donatella de Felice che ha alle spalle un grande bagaglio culturale e di esperienze

Chi è Donatella de Felice e come nasce la passione per il teatro?

Be’, è un po’ strano parlare di se’ in terza persona…

Donatella de Felice è una persona nata a Napoli, diplomata all’

Accademia d’Arte Drammatica del Teatro Bellini di Napoli, che ha

cominciato a vent’anni a lavorare come attrice professionista, e che

nel corso degli anni si è laureata in Letteratura, Musica e Spettacolo.

Ho cercato di far convergere l’amore per il palcoscenico con un percorso di studi universitari che vi fosse attinente. Anche se con fatica, dato che quando si è in tournée studiare è quasi impossibile, nei ritagli di tempo, e nei periodi in cui ero in pausa, sono riuscita dopo anni a portare finalmente a termine la laurea. La passione per il teatro è nata molto presto, a nove anni ho iniziato a studiare danza classica, fino ai diciotto, e poi facevo parte del coro della mia scuola. Da bambina amavo inventarmi trasmissioni scritte e condotte da me, registrandole su delle musicassette che ho ancora, dove presentavo, cantavo, leggevo fiabe. Sono sempre stata con la mente un po’ persa in un mondo di sogni…Diventando grande sono stata incuriosita dalla recitazione, e dopo qualche esperienza in alcuni gruppi di teatro amatoriale, a vent’anni feci un provino per entrare all’Accademia del Teatro Bellini, all’epoca diretta dal Maestro Tato Russo, dove poi fui presa e dove mi sono diplomata. Da allora ho iniziato come attrice in molti spettacoli della sua Compagnia ed uno di quelli che mi ha dato molto è stato il “Sogno di una notte di mezza estate”, con la sua regia, in cui interpretavo Elena. In seguito ho approfondito lo studio del canto, moderno e lirico, dato che mi era nata anche la passione per il musical, e ho continuato ancora con la danza moderna e contemporanea, e facendo altri seminari di teatro con Albertazzi, il Living Theatre, Renato Carpentieri, Chiara Noschese.

Tu hai partecipato ad importanti soap e fiction quali “La Squadra”, Un posto al sole” made in Naples “, “Matilde”, ed hai lavorato al cinema e nel musical: come si differenziano le varie arti ed in quali ti senti maggiormente realizzata?

Lavorare sul set di una fiction o di un film ha dei tempi e dei ritmi completamente diversi da quelli del teatro. Sono forme di spettacolo e di comunicazione con una fruizione diversa, a livello di pubblico, ed esteticamente parlando, con cifre stilistiche e tecniche differenti. E per un attore, si sa che cinema e tv danno una maggiore fama rispetto al teatro. Sul set è tutto molto più  veloce, un attore deve essere in grado di rendere in tempi brevi quello che gli viene richiesto dal regista e dalla scena che deve interpretare. La recitazione cinematografica è molto asciutta, intima. Io sono un’attrice soprattutto di teatro, mi sono alternata tra prosa, teatro napoletano di tradizione, e musical come “My Fair Lady”, “Tutti insieme appassionatamente”, “Grease”. Il processo creativo per l’attore in teatro ha una tempistica  più lunga, dato che le prove di uno spettacolo durano almeno un mese. Questo avveniva ovviamente prima che il Covid fermasse tutto, quindi dovrei parlare al passato, ma non ci riesco…Comunque, per me è stato ugualmente molto stimolante lavorare sul set, dove con immediata naturalezza e connessione con se’, si costruisce un personaggio. Avendo avuto una formazione accademica, in questo mi hanno aiutato dei seminari di metodo Strasberg fatti qualche anno fa a Roma con Michael Margotta, per essere più  a mio agio davanti a una cinepresa. Certamente posso dire però che l’emozione di una platea piena dal vivo non ha pari, in quel momento esiste uno stato di “grazia”, di sospensione,  uno scambio di energia elettrica tra il pubblico e l’attore, che è irripetibile proprio per l’unicità  del momento in cui si verifica. Questo tipo di energia invisibile, questa corrente magica di sensazioni che scorre tra gli attori e gli spettatori, si chiama “teatro” e in Occidente vive da 2500 anni. Prego che possa esistere ancora.

 Quali persone importanti ti hanno aiutato nel tuo percorso e quali sono le doti richieste per diventare Artista con la A maiuscola?

Be’ nel mio percorso, sì, mi hanno aiutato persone “importanti”, ma anche meno “importanti”, nel senso che ho imparato molto anche da tanti miei colleghi attori, cantanti e ballerini, famosi e meno famosi.

Mi sento di citare Tato Russo, nella sua Compagnia ho imparato l’ABC del teatro. E poi altri immensi artisti, capocomici e compagnie con cui ho lavorato, come Mario Scarpetta, Luigi De Filippo, La Compagnia della Rancia. Come Luca Ward e Vittoria Belvedere, due persone professionalmente e umanamente per me straordinarie. E poi Massimo Romeo Piparo, direttore del Teatro Sistina, produttore e regista di tanti musical di successo, dove ero presente in alcuni di essi. E il grande Carlo Buccirosso, con cui ho lavorato in “La Rottamazione di un italiano per bene”, che considero un vero Maestro.

Quali sono le doti richieste per un artista con la A maiuscuola? Domanda molto complessa…Credo che il vero “Artista” sia forse quello che non è mai soddisfatto di sé, che non si sente mai “arrivato”. Che sia quello che vuole migliorarsi continuamente, che si pone obiettivi sempre più  grandi, che va a dormire pensando a come perfezionare la sua arte e che si sveglia con l’ansia e l’urgenza dello stesso pensiero…Che abbia un mix di umiltà, audacia e autocritica, unite a perfezionismo e creativita’. Che è ispirato a 360 gradi da tutto quello che lo circonda. Per l’arte figurativa mi vengono in mente Michelangelo, Leonardo, Van Gogh, per il cinema e la musica Charlie Chaplin e Michael Jackson. In questi casi l’essere famosi equivale ad essere “Artisti” con la A maiuscola, ma questo binomio non si verifica sempre. Essere artisti è una vocazione, come fare l’insegnante, il medico, o il prete. E’ come essere innamorati, credo.

In questo periodo di Covid19 con i teatri chiusi tanti artisti seguono l’online: il tuo rapporto con le tecnologie ed il pubblico

Questo è un momento molto critico per il teatro. Dal 5 marzo 2020 i teatri sono chiusi, a parte la breve riapertura ad ottobre, e questa ipotetica riapertura del prossimo 27 marzo, con le limitazioni imposte al 25% degli spettatori e delle ore 22 col rispetto del coprifuoco, paventa condizioni minime per far risollevare questo settore. Si è parlato tanto di teatro in “streaming”. Personalmente non mi oppongo a questa opzione per partito preso, se fosse utile per la ripartenza, ma resto convinta che il teatro, la prosa, i musical, i concerti, opera lirica, vadano fatti dal vivo. La tecnologia è un grande mezzo di comunicazione, ma il rapporto di ogni artista col pubblico in platea è viscerale.

Napoli è la città per eccellenza del teatro: quali artisti sono i tuoi Maestri da sempre?

Napoli è una grande fucina di talento e di teatro di tradizione e d’avanguardia. In verità  non ho avuto soltanto attori napoletani ad ispirarmi, ma in questo senso non posso fare a meno di citare il compianto Mario Scarpetta, attore dalla comicità geniale, i De Filippo, Isa Danieli, Regina Bianchi, Dolores Palumbo, Lina Sastri…E come ho detto prima, mi sono ispirata anche guardando tanti dei miei colleghi, si impara tanto sul palco e dietro le quinte.

Quali sono le maggiori difficoltà alle quali è possibile andare incontro nel  mondo dello spettacolo?

Tantissime. Soprattutto nel momento storico che stiamo vivendo. Prima di tutto l’ estrema incertezza di questo mestiere, che in Italia non è ancora riconosciuto come un lavoro vero e proprio. Forse di buono, in questo periodo di pandemia, è stato che la categoria degli attori italiani si è unita per il riconoscimento dei diritti e delle tutele dei lavoratori dello spettacolo a livello sindacale, come non succedeva da anni.

Pubblicità, doppiaggio e radio…

Ho fatto degli spot, ma quello che mi sono davvero divertita a girare, è stato quello per la Dash, con Fabio De Luigi e con il “mito” Paolo Ferrari. Al famoso scambio dei fustini, con Fabio De Luigi ci sbagliavamo sempre su quale fosse quello giusto, col risultato di dover ripetere il ciak più  volte. E non ti dico le risate. E poi è stato molto interessante fare da “voice-off” ai documentari di “Alle Falde del Kilimangiaro”, da “voice-over” ai programmi di “Gate C” su RaiSat, ma ancora più  stimolante fare dei radiodrammi per RaiTre. Di doppiaggio ne ho fatto poco, ma con il grande Luca Ward. Che dire, il meglio!!!

Un augurio per tutti coloro che sognano il piccolo ed il grande schermo…

Auguro che ci siano ancora tanti sogni, tante storie da raccontare, sia per chi le interpreta, sia per chi le guarda…sul piccolo e sul grande schermo.

       E prego soprattutto che il fuoco dell’immaginazione, della fantasia e dell’arte possano far accendere le luci dei palcoscenici di tutto il mondo!!!

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani