LUCA IZZO E IL MONDO DELL’ARTE

LUCA IZZO E IL MONDO DELL’ARTE

Oggi parliamo di arte con un grande esperto, Luca Izzo di Napoli, che ci introduce a questo interessantissimo mondo.

Chi è Luca Izzo e come nasce la passione per l’arte?

Luca Izzo è una persona e un professionista che ha fatto dell’amore per l’arte il centro della sua vita e del suo lavoro. Docente in Storia dell’arte, dottorando in Cinema, fotografia e televisione con temi di ricerca legati alle nuove tecnologie digitali per i beni culturali e le arti contemporanee, opera sia come artista e sia come docente e ricercatore con pubblicazioni inerenti la storia dell’arte, monografie di artisti, linguaggi multimediali per i beni culturali e le arti contemporanee, le scienze dello spettacolo, musica e cinema. La sua passione è comprendere a fondo l’arte e la storia dell’umanità con taglio multidisciplinare, dagli aspetti antropologici a quelli sociologici, artistici, tecnologici, religiosi, ecc.

Tu sei autore di due libri, uno su Michael Jackson e uno su Charlie Chaplin: che cosa accomuna questi due straordinari artisti?

Devo dire che proprio questi due artisti, più un terzo, Michelangelo Buonarroti, sono, secondo me, “quei miracoli dell’esistenza umana” che, fin da ragazzino, mi sono entrati nell’anima e mi hanno fatto assolutamente vivere nell’amore verso l’arte. Ci sono diverse caratteristiche che li accomunano e sono sicuramente quelle che mi hanno da sempre colpito.

In primis indicherei il fattore di essersi dimostrati artisti indescrivibili ma anche uomini straordinari (il Buonarroti un po’ di meno): sensibili, altruisti e geniali ben oltre la normalità, Jackson ha fatto della sua vita una missione di aiuto ai meno fortunati e soprattutto ai bambini, facendo segnare il record storico “dell’artista che ha operato più beneficenza nella storia”, Chaplin osò addirittura mettersi contro i due Paesi più forti al mondo in quel momento, gli USA e la Germania Nazista, pur di criticare ferocemente il sistema capitalistico “cieco”, senza aiuto ai più deboli ma esclusivamente a vantaggio dei più forti (basta ascoltare il discorso finale del film Il Grande Dittatore per comprendere). Per Michelangelo, invece, il discorso è un po’ differente, però comunque fu un uomo che si sacrificò molto per la famiglia, inviando gran parte del denaro che guadagnava a loro mentre a lui bastava vivere solo di lavoro e arte.

Altro fattore che li accomuna è la ricerca di un perfezionismo estremo, che li ha portati a sacrificare tutta la loro vita – da bambini e fino agli ultimi istanti prima della loro morte – per il lavoro e per ottenere il massimo da ogni loro produzione artistica. Io credo che nella storia dell’umanità questi tre artisti rappresentino il massimo livello che si sia mai riscontrato, chiaramente ognuno nei propri relativi linguaggi artistici. Inoltre ognuno dei tre è stato un vertice assoluto in più linguaggi artistici: pittura, scultura e architettura Michelangelo; cinema, regia, recitazione, mimo corporeo e musica Charlie Chaplin; canto, musica, coreografia e danza Michael Jackson. 

In molte opere di Chaplin si celano messaggi nascosti, ad esempio…

Nelle opere di Chaplin, proprio come nelle opere di Michelangelo Buonarroti e in quelle di Michael Jackson, i livelli di lettura sono tantissimi, sempre più profondi, progressivamente leggibili quanto più il fruitore si dispone con cultura generale e conoscenza dell’autore. Questi diversi e multipli livelli di lettura, chiaramente, nascondono anche moltissimi significati che si svelano soltanto man mano che si  approfondisce la conoscenza di un’opera. Io credo che questi autori si siano imposti come i più grandi di ogni tempo proprio perché  hanno saputo realizzare un’espressione artistica che “arriva a tutti”, tra le più universali e ricche mai esperite. Così accade che mentre un fruitore meno studioso si gode l’ineguagliabile bellezza degli affreschi della Sistina o la comicità in superficie degli accadimenti chapliniani, oppure la straordinaria espressività dell’interpretazione e del mimo corporeo di Jackson, un utente più preparato, invece, può cominciare a scoprire ulteriori livelli di lettura: simboli, messaggi, movimenti e significati che vanno ben oltre, e che molto spesso restano ancora incredibilmente attuali. Parliamo di tre artisti che sono riusciti ad ergersi al di sopra del tempo: i loro messaggi riescono ad essere sorprendentemente eterni. Per portare un esempio basta ascoltare il discorso che termina il film Il Grande Dittatore di Chaplin per provare i brividi di quanto una riflessione umana può essere eterna. Se invece vogliamo concentrarci su messaggi un po’ nascosti realizzati dall’autore, uno degli esempi più incredibili – e segnalato solo dal sottoscritto nel libro Charlie Chaplin. Il genio nel cinema di Albatros Edizioni, del 2014 – è rappresentato da una gag nel film Luci della Città, quando il little fellow, il vagabondo (Chaplin non l’ha mai chiamato Charlot, questo nome venne dalla stampa), ingoiando un fischietto poi si affaccenda tra invitati e cani sciolti, rovinando la festa. Il pubblico e la letteratura internazionale hanno sempre guardato a questa gag come una trovata comica, mentre, secondo le ricerche del sottoscritto, Chaplin, con questa scena, opera una critica forte e diretta a tutti quei produttori che lo minacciavano di fallimento se non avesse portato il suo vagabondo alla nuova tecnologia del cinema sonoro, cosa che Chaplin non voleva per non togliere universalità al suo personaggio che, per circa trent’anni si era espresso, in tutto il mondo, attraverso l’arte universale della musica e della pantomima. Infatti, in questa scena, il sonoro (il rumore del fischietto) rovina una performance artistica, quella del tenore alla festa, e in più attira solo l’attenzione dei cani, metafora dei “banali di mente”.

Esiste un erede di Chaplin oggi?

Un erede del Buonarroti o di Charlie Chaplin o di Michael Jackson non può esistere, semplicemente perché  costoro rappresentano “le grandi evoluzioni delle loro arti”. Michelangelo ha anticipato il sentimento e l’arte romantica – e, per alcuni versi, anche l’arte contemporanea – di ben trecento anni. Nel cinema chiunque voglia fare comicità di alto profilo, oppure pantomima, mimo corporeo, oppure una matura satira culturale e sociale, non può prescindere dagli insegnamenti chapliniani, come oggigiorno se vuoi fare del pop, del pop-rock, o del rap, hip-hop, del r&b, del soul, del funk, della disco, oppure se vuoi fare danza contemporanea, video-arte per la musica, non puoi prescindere dal guardare il lavoro di Michael Jackson (vedi il mio ultimo libro Michael Jackson. La storia e l’eredità artistica – Arcana Edizioni).

La loro eredità è nelle fondamenta della cultura generale e artistica contemporanea su scala globale, e chiunque si voglia avvicinare a queste arti è costretto a conoscere le loro opere, altrimenti certamente non potrà raggiungere livelli degni di nota. 

Parliamo proprio del tuo ultimo libro dedicato a Michael: come nasce e qual è la linea che lo contraddistingue?

Il libro è nato dal mio desiderio personale di dare un avvio alla ricerca su Michael Jackson condotta con metodo scientifico e accademico. Credo sia importantissimo che la ricerca internazionale cominci, finalmente e seriamente, a discutere e analizzare il ruolo che Jackson ha avuto nella cultura contemporanea, artistica e non. Questo artista ha influenzato la nostra cultura in modi e ambiti che non si immaginano; è stato forse il più pervasivo di sempre ed  ha influenzato significativamente pittori, scultori, registi, designer di moda, manager della comunicazione, ballerini, coreografi, attori, cantanti, musicisti, letterati, sportivi, sceneggiatori, costumisti, ecc. Di Jackson si è prodotto di tutto: dall’industria culturale alle produzioni degli oggetti più banali e su vastissima scala. È veramente difficile immaginare qualcosa che non sia stato prodotto sfruttando il suo nome.

Quindi avvalendomi della mia ricerca trentennale sudi lui e di uno sguardo storico dell’ottimo critico musicale Michelangelo Iossa, insieme abbiamo voluto realizzare questo volume, Michael Jackson. La storia e l’eredità artistica che, primo al mondo, inizia e sviluppa una vera e propria ricerca scientifica su questo straordinario artista, analizzando e interpretando brano per brano e short-film per short-film, delineando un mosaico ricco quanto affascinante di una carriera artistica senza pari e dell’eredità culturale  che ci ha donato.

Ricordiamo che Luca insieme allo scultore tailandese Jusana Hopas  ha realizzato la statua dedicata a Michael in occasione del  Michael Jackson Day, evento internazionale in memoria dell’artista tenutosi il 29 agosto 2013, giorno del suo 55° compleanno, a Magicland (Valmontone) e che  ha riscosso grande successo da parte dei numerosissimi intervenuti.

Il segreto sta, in primis, che volevo un’opera che si contraddistinguesse e che potesse essere – seppur in parte – qualcosa di artistico, e non semplice rappresentazione figurativa. Allora decisi che, anche se figurativa, questa statua doveva avere dei rimandi originali e più profondi, in confronto alle tante statue di Jackson sparse per il mondo. Innanzitutto, quindi, scelsi di rappresentare l’Uomo e non la superstar, magari anche in un momento sereno, visto che l’artista, negli ultimi anni, era sempre apparso provato dalle tante accuse subite ingiustamente. Così scelsi di rappresentare Jackson in una posa non di esibizione, ma naturale, e con uno di quei suoi caratteristici sorrisi da persona profondamente buona e timida, e già questo bastava a distinguere il mio lavoro dagli altri nel mondo. Poi decisi che lo stile non sarebbe stato levigato, uso “bambolina di ceramica”, ma “materico”, con i segni della modellazione ancora visibili, tecnica che, secondo me, riesce a dare più espressività all’opera, e certamente la rende più originale per un soggetto del genere (dopo circa due anni la scelta “materica” è stata copiata dalla statua realizzata in Russia). In più decisi di creare un collegamento con Michelangelo Buonarroti, sia perché era l’artista preferito di Jackson, sia perché italiano (e la statua doveva anche rappresentare i fan italiani) e sia perché, come già detto, io amo Michelangelo. Così la scultura, nella sua patina finale, ha un aspetto come di marmo bianco non levigato, ispirato a tutte quelle opere non finite del Buonarroti. Infine, però, ci tengo a sottolineare che per la realizzazione di questo lavoro, per la quale si ebbe pochissimo tempo utile, sul piano tecnico mi sono avvalso della collaborazione di uno scultore sensazionale, un maestro di figurativo come pochi al mondo, l’artista tailandese Jusana Hopas.

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani