Giampiero Vigorito racconta il suo libro “Raistereonotte”

Giampiero Vigorito racconta il suo libro “Raistereonotte”

Oggi parliamo del mondo radiofonico con un grande esperto, Giampiero Vigorito

Giampiero, ci parli di Lei…

Sono un giornalista e conduttore radiofonico. Ho iniziato la mia carriera nel 1977, lavorando per la rivista musicale Popster. Dopodiché, dal 1983 al 1994, ho condotto RaiStereonotte e diretto dal 1994 al 2001 il mensile musicale Rockstar. Dal 2001 ho presentato diverse trasmissioni sulle tre reti radiofoniche Rai e mi sono occupato in questi anni della scrittura e della curatela di diversi libri a tema musicale: ad esempio, nel 2008, Burt Bacharach – The Book of Love e nel 2014 Xena Tango – Le Strade del Tango da Genova a Buenos Aires all’interno di un progetto musicale realizzato da Roberta Alloisio e il premio Oscar Luis Bacalov e adesso RaiStereonotte-Il libro. Dal 2013, inoltre, insegno al Master in Critica Giornalistica dell’Accademia Nazionale d’Arte Drammatica di Roma.

Come è nato il progetto editoriale “Raistereonotte”, appena pubblicato per Iacobelli Editore?

È nato da un’idea che covava sotto la cenere da diversi anni. Lo spunto iniziale era quello di raccogliere il meglio delle lettere che ci scrivevano gli ascoltatori del programma. Era il nostro unico modo di stabilire un contatto con loro. All’epoca non esistevano internet e le mail, né la messaggistica e i social. Vivevamo perciò in questo tempo sospeso, stimolato dalla musica che ognuno di noi conduttori mandava in onda. Poi nel tempo l’idea si è andata modellando. Abbiamo mantenuto i ricordi degli ascoltatori di allora che sono stati raccolti attraverso un gruppo Facebook cresciuto esponenzialmente fino ad arrivare a 6000 iscritti e che ci ha rituffato negli anni di Stereonotte. Il tutto è stato condito dalle testimonianze di noi conduttori, dagli interventi dei personaggi famosi e da una serie di preziosi contributi come la prefazione di Carlo Massarini e di molte altre personalità legate al mondo dello spettacolo e della radio.

Di che cosa parla il libro e quale messaggio cerca di comunicare?

Della storia di una trasmissione entrata nell’immaginario collettivo di molti e che ha scavato un solco nel cuore delle creature della notte che hanno dedicato alla musica le ore che li accompagnavano nello studio, nel lavoro, negli impegni notturni. Di un programma che per 14 anni dall’82 al 95 ha riempito i sogni sonori di moltissime persone. Il messaggio vuole essere un po’ questo: riflettere sulla storia della radio immergendosi in una stagione irripetibile per il mondo della cultura musicale e attraverso i suoi protagonisti raccontare la storia di un’ intera generazione che ha fatto, vissuto e amato la radio, soprattutto di notte.

 Come è nata la trasmissione e quali conduttori vi ci sono succeduti?

Da un’idea dell’allora visionario e purtroppo scomparso dirigente Rai, Pierluigi Tabasso, in risposta anche all’emergere delle radio libere. In quegli anni, si pensava erroneamente che la notte fosse appannaggio solo di alcune categorie, come i fornai, i vigilanti, i camionisti. Poi in realtà capimmo che c’erano molti giovani che amavano accompagnare i loro studi con il sottofondo di una radio accesa nel cuore della notte. Fu questa la formula del successo del programma. Tra noi conduttori, si può dire che ognuno aveva fatto le sue esperienze nelle prime radio private sorte nella seconda metà degli anni Settanta. I primi a essere interpellati furono una decina di speaker di una radio romana molto ascoltata in quegli anni, Radio Blu. Poi, col passare degli anni, si inserirono conduttori provenienti da altre zone d’Italia come la Napoli di Lucio Seneca, Asti di Massimo Cotto, Genova di Ida Tiberio, L’Aquila di Maurizio Iorio. Oltre a me ricordo Stefano Mannucci, Enrico Sisti, Alberto Castelli, Peppe Videtti, Paolo De Bernardin, Alex Righi, Alessandro Mannozzi e molti altri che si dividevano tra la carta stampata e i microfoni della radio.

Com’è cambiata la stereofonia negli ultimi 40 anni e quale ruolo gioca il digitale?

Sono diversi, innanzitutto, i format, sia delle radio di nicchia sia dei grandi Network nazionali. I mezzi di approvvigionamento musicale sono orami tantissimi grazie al digitale: dalle piattaforme come Spotify o Apple Music con le loro playlist personalizzate ai canali che sono sorti sulla scia di YouTube e che permettono di fare delle scalette autonome, in completa libertà, fuori dalla logica degli algoritmi. Per non parlare delle tante radio web e dei podcast che si trovano in rete. Il panorama della stereofonia è completamente diverso, nelle modalità di realizzazione, nei contenuti, nello stile.

Che rapporto c’è tra radio e tv? Quali differenze e similitudini?

A questo proposito, potrei dire che la radio rimane il mezzo più caldo di cui continuiamo a disporre. Ripensando a Stereonotte ricordo con piacere l’epoca in cui per esempio alcuni di noi conduttori erano ospiti fissi della trasmissione condotta da Renzo Arbore, Quelli della Notte. In quegli anni, era possibile che la televisione fosse uno spunto per ascoltare la radio. Oggi accade il contrario con la radio che è invece fatta da molte personalità televisive o che in qualche modo tende a parlare di televisione. Penso che, invece, l’esperienza della radio notturna abbia dato a molti di noi la possibilità di entrare nelle vite degli altri. La cosa che mi è rimasta più impressa è che dalle valanghe di lettere che ci arrivavano in redazione ogni ascoltatore, proprio perché sveglio come noi, avvertisse come le nostre parole e la nostra musica fossero dirette proprio a lui. La radio permetteva per la prima volta di far ascoltare quello che prima era stato affrontato in maniera più fredda e virtuale su altri canali.

 Sono previste presentazioni online?

È una delle idee che vorremmo portare avanti in questo progetto, nella speranza di riuscire a organizzare anche delle presentazioni dal vivo, cosa che forse si riuscirà a mettere in atto dalla metà di febbraio, sempre nel rispetto dei protocolli di sicurezza che le librerie dovranno adottare nel prossimo periodo. Le intenzioni ci sono tutte. Speriamo di riuscire, malgrado le difficoltà del momento, a metterle in pratica.

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani