SILVIA ARGENTO ED I DIPINTI DELL’ANIMA

SILVIA ARGENTO ED I DIPINTI DELL’ANIMA

Silvia Argento è una bravissima autrice che ha da poco pubblicato “Dipinti” ed oggi ce ne parla.

Chi è Silvia Argento e di cosa parla il Suo libro “Dipinti”?

Sono una persona che da sempre è stata appassionata di letteratura e cultura in generale. Non ho mai creduto nella divisione tra i saperi, per questo fin da piccola ho avuto sempre una forte curiosità nei confronti di tutto ciò che mi circondava, letterario e scientifico. Divoratrice di libri e un po’ metafisica come persona, non credo di poter sapere davvero chi sono. Sicuramente ciò che sono lo devo alla costante voglia che ho di immergermi nelle storie, di provare empatia nei confronti dei personaggi e infine di crearne io a mia volta. E anche ad un’indole malinconica che mi induce spesso alla riflessione. 

“Dipinti, brevi storie di fragilità” rivela nel suo sottotitolo il tema centrale: la fragilità. Viviamo in un’epoca fatta di competizione e ostentazione, in cui ognuno di noi deve sempre fare meglio ed essere migliore di qualcosa o qualcuno, bisogna sempre produrre, correre, fare. Quante volte ho sentito dire: “Non devi essere così”. Così come? umano? Non c’è niente di sbagliato o innaturale nell’avere momenti di profonda umanità e quindi di crisi, “crisi” significa cambiamento. Un momento di “debolezza” non va inteso in modo negativo, perché siamo tutti esseri umani ed è naturale che possa turbarci qualcosa nella vita o metterci in discussione, è il modo migliore per crescere. Essere fragili non è qualcosa da celare, ma un valore aggiunto alla persona perché mostra il suo essere onesta e sensibile. Ogni racconto, quindi, è uno spaccato di vita quotidiana o con elementi fantastici in cui si mette in risalto il modo che ha ogni uomo di agire o reagire. 

Le storie narrate sono vere? Come sono state raccolte?

Con ovvie eccezioni, non ho mai amato la letteratura tratta da storie vere, preferisco quella che attraverso simboli – che sicuramente contengono una qualche verità vissuta dall’autore – voglia dire qualcosa che prescinde dal vissuto reale. Pertanto non sono solita scrivere storie vere. Ognuna è frutto della mia fantasia, c’è anche qualcosa del mio vissuto soprattutto nei luoghi, ma in maniera quasi impercettibile. In realtà, credo che ci sia molto di me in queste storie, ma in un modo un po’ diverso. Non mi rivedo in qualche personaggio, forse in qualche frase, in qualche parola. La mia verità è in un punto e virgola messo prima anziché dopo. 

I racconti del resto sono stati composti in momenti della mia vita diversi, solamente di recente ho pensato di unirli sotto un unico campo semantico e ha sembrato funzionare. Ho dovuto selezionarne dieci, perché ne ho scritti molti di più, e rimaneggiare più volte la decade fino ad arrivare a un risultato che mi ha reso soddisfatta. 

Quali sono i messaggi più importanti che si evincono dalla narrazione?

Non ho la presunzione di voler insegnare qualcosa a qualcuno. Anzi, quando mi approccio alla lettura di un libro e dalla quarta di copertina qualcun altro mi dice che cosa dovrei imparare da esso, sono meno incuriosita. Penso debbano essere i lettori e dire che cosa questa narrazione possa dire loro, tuttavia per rispondere a questa domanda, credo che una coincidenza (perché non è stato un calcolo mio o una strategia) interessante di questo lavoro, sia che spesso ogni racconto cominci con un personaggio da solo. Poi, nel corso della vicenda, diventa necessaria la presenza di un altro personaggio che spesso cambia tutto. Quindi credo che uno degli involontari spunti di riflessione da poter trarre da questo lavoro sia che abbiamo bisogno degli altri per vivere. Un altro punto focale molto sviluppato riguarda l’arte, il potere della letteratura e della conoscenza in generale. Ma non credo che un lettore abbia bisogno di me per sapere che le parole sono salvifiche a volte. 

Come nasce l’accostamento di ogni singolo racconto ad un’opera d’arte?

Il mio rapporto con la storia dell’arte è stato un po’ incostante, a causa di una preparazione scolastica che su questa materia non ho ricevuto in modo continuo tra cambio di professori ecc. Solamente negli ultimi anni andando a visitare diversi musei (tra i quali gli Uffizi di Firenze) ho sviluppato una certa competenza. Quando ho scritto questi racconti, invece, andavo più sull’istinto. Così ogni volta che componevo un racconto mi piaceva accostarvi un quadro. Ancora non esisteva il titolo “Dipinti”, né avevo pensato di pubblicare qualcosa. È stata un’idea immediata. Infine, quando ho legato i racconti sotto il tema di fragilità, anche grazie all’aiuto di storici dell’arte (come la Dott.ssa Vulpinari che ha scritto la postfazione) ho capito che anche i dipinti sono per antonomasia oggetti fragili e che quindi la loro presenza nella silloge era se possibile anche più adeguata. 

Sono previste presentazioni on line?

La situazione pandemica ha naturalmente impedito quelle in presenza, anche se spero ancora di poterle fare il più presto possibile, soprattutto a Palermo, città a cui sono profondamente legata. Per quanto riguarda quelle online, ne ho già svolte due e sono a lavoro per una prossima nel corso del mese tramite Facebook. La promozione sta avvenendo più che altro con altre vie, come Instagram. 

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani