Intervista a Simone Olianti

Intervista a Simone Olianti

Oggi parliamo di fede e spiritualità con il Dott. Simone Olianti

Chi è Simone Olianti e come nasce l’interesse per il settore spirituale?

“Simone Olianti è un uomo inquieto in cammino, un mendicante di luce, profondamente innamorato della vita anche nelle sue fatiche e contraddizioni. L’interesse per la filosofia e la spiritualità è stato piuttosto precoce, fin dall’adolescenza. Di mestiere sono psicologo e docente di psicologia, ma prima di laurearmi in psicologia ho studiato filosofia e teologia, con particolare predilezione per gli studi biblici e la spiritualità cristiana del primo millennio. Le mie ricerche e i miei studi hanno cercato di coniugare la psicologia con la teologia e la spiritualità, cercando una sintesi esistenziale che potesse aiutare a vivere con più gusto la vita. Ho fatto mio il consiglio di Rainer Maria Rilke al giovane poeta: “impara ad abitare le domande”.

Di che cosa parlano i Suoi libri?

“Tutti i miei libri sono scritti a partire da domande, non retoriche, ma potenti, cioè capaci di innescare un cambiamento. I miei libri hanno risentito di questo sforzo sintetico tra filosofia, psicologia e spiritualità, non solo  in modo teorico, astratto, ma con una forte accentuazione per la dimensione concreta del vivere, per aiutare le persone in stallo e in situazione di crisi ad operare cambiamenti efficaci e significativi.

Il primo: “Scegli di vivere. Cambiamento e gusto della vita”, affronta il tema del cambiamento: si può cambiare? E come si fa? Qual è il dono più bello che possiamo fare a chi amiamo? Come si fa a fare una vita nella quale ci si riconosce?

Il secondo: “Il coraggio di vivere. Oltre le paure che ci abitano” affronta il tema delle paure esistenziali più frequenti: la paura dell’inedito; la paura dell’altro; la paura di amare; la paura dell’infecondità; la paura della gioia e della luce; la paura di vivere e infine la paura di Dio. Come si vede paure trasversali che toccano tutti noi. E infine il coraggio che è scegliere di fare il passo avanti, è scegliere di affrontare una paura. Ho individuato alcune forme di coraggio che, se coltivate, possono aiutare a fronteggiare le avversità e le paure con più forza ed efficacia. Il coraggio non viene mai prima di una scelta: prima viene la paura o l’ansia. Il coraggio viene durante, mentre facciamo una scelta.

Il terzo: “L’amore non è mai sprecato. Conversazioni su amore e perdono”, è il libro che ha avuto la gestazione più lunga: vent’anni per decidermi a scriverlo; venti giorni per scriverlo. E’ un libro sull’amore che, come direbbe Eluard, ha il duro desiderio di durare. Si parla soprattutto della differenza fondamentale tra l’innamoramento e l’amore. L’amore è una capacità: ad amare si impara. Amare è una scelta ed una capacità. L’innamoramento non costa nulla, l’amore richiede di essere coltivato e custodito. La seconda parte del libro è sul perdono che, come forma più alta dell’amore, è sempre una scelta. Perdonare è scegliere che cosa fare con quello che ti è stato fatto.

Il quarto: “Lo sguardo dell’altro. Per un’etica della cura e della compassione” è un libro sul potere straordinario della compassione e dell’altruismo per rendere la nostra vita più degna di essere vissuta. Si esiste soltanto nello sguardo dell’altro: se siamo visti, oltre che guardati, siamo anche amati e quindi vivi.

A primavera dovrebbe uscire il nuovo libro sulla fragilità e la tenerezza.”

Il ruolo della fede nella vita, soprattutto in un periodo come questo a causa del Covid

“Tanti anni fa partecipai ad un bellissimo incontro a Camaldoli con Vittorio Gassman. Il monaco con cui dialogava gli face la stessa domanda sulla fede. Sorprendente la risposta di Gassman che ancora ricordo: “la fede è come la matta a sette e mezzo: quella carta che dà valore a tutte le altre”. Non saprei trovare una espressione più vera e suggestiva di questa. La fede non dà la sicurezza dell’evidenza ma la certezza della speranza: e la speranza, come ci ricorda spesso Galimberti, è una categoria prettamente cristiana.”

Quali sono le paure più frequenti che Lei ha riscontrato?

“La paura di scegliere, di decidere. La paura di amare, che non è quasi mai paura di amare, quanto piuttosto paura della propria vulnerabilità, paura di essere feriti. Ma alla base di tutte le paure, in sottofondo, spesso remoto ma sempre in agguato, ci sta la madre di tutte le paure: la paura della morte, che spesso è così paralizzante da diventare paura di vivere.”

Amore e perdono e come imparare ad amare noi stessi prima degli altri 

“Amare se stessi davvero è la cosa forse più difficile di tutte e perdonarsi ancora di più. C’è un terrorista dentro la nostra mente che ci giudica e ci maltratta continuamente. L’amore di sé è cosa profondamente diversa dall’egoismo: l’egoista non si ama, si esaspera, si autodistrugge, perché noi esistiamo davvero solo nella relazione con l’altro. L’amore di sé è il vero fondamento di un amore maturo per l’altro. Chi non si ama e non si rispetta tenderà inevitabilmente ad annullarsi per l’altro. Ma l’amore non annulla; l’amore fa crescere, fa fiorire la vita ed il perdono la fa rifiorire.

Riporto uno stralcio sull’amore di sé, tratto dal mio libro: Lo sguardo dell’Altro. Per un’etica della cura e della compassione:

“può insinuarsi il sospetto che amare se stessi non sia moralmente accettabile: si confonde l’amore di sé con l’egoismo. Ma l’egoista non si ama, si esaspera e si tormenta, fino a perdere se stesso. E’ il dramma che vive  il Riccardo III di Shakespeare: questo uomo deforme dalla nascita, gobbo, brutto, che devasta, uccide per arrivare al potere perfino le persone più care e più vicine – alla fine si accorge di essere profondamente infelice, allora si lancia in un assolo di straordinaria lucidità – siamo all’ultimo atto del Riccardo III:

“ Mi abbandonerò alla disperazione. Non c’è creatura che mi ami; e, se io muoio, non un’anima avrà pietà di me; e perché dovrebbero, dal momento che io stesso non trovo in me pietà per me stesso”[1].

L’egoista, il narcisista, chi pensa solo a se stesso si condanna ad una vita di solitudine profonda e di infelicità: non si sta bene accanto ad un egoista, ad un tirchio, ad un prepotente. Vicino ad una persona che vuol bene a se stesso, invece, stiamo bene: ci sentiamo accettati per come siamo, perché anche l’altro ha imparato ad accettarsi. Chi vuol bene a se stesso sa che non può essere felice da solo, staccato dagli altri e a spese degli altri.

Una persona che si ama si rispetta, si prende cura di sé con equilibrio e armonia, si stima ed ha fiducia nelle proprie risorse e capacità.  Chi vuole davvero bene a se stesso sa di essere un prodigio della natura; sa di essere unico e irripetibile e impara ad accogliere sé e la propria vita con venerazione e con stupore. Prova gratitudine verso la vita e si coltiva con attenzione e premura in ogni dimensione del suo essere. Già Agostino di Ippona, il grande filosofo e teologo del primo millennio cristiano, si stupiva di come l’uomo , il vertice della creazione divina, potesse trascurare se stesso. Scrive, nelle Confessioni: “Eppure gli uomini vanno ad ammirare le vette dei monti, le onde enormi del mare, le correnti amplissime dei fiumi, la circonferenza dell’oceano, le orbite degli astri, mentre trascurano se stessi”[2].

Di fronte alla bellezza dell’essere umano possiamo provare solo stupore e reverenza. Sentirsi a casa nel proprio corpo e abitare in pienezza la vita è amore di sé. Avere gentilezza e benevolenza verso se stessi, anche quando non la meritiamo, è amore di sé. Non giudicarci continuamente e smettere di recitare il ruolo della vittima, perpetuando in eterno la stessa sceneggiatura, è amore di sé. Accettare le fatiche e le contraddizioni, le incoerenze  e le ombre, gli errori e i fallimenti, imparando a perdonarsi è amore di sé. Accogliere l’amore degli altri senza pretenderlo, imparare a ricevere e a dare tenerezza, restando interiormente liberi, scevri da ripicche e ricatti affettivi è amore di sé. Irraggiare dall’interno luce e bellezza su ciò che ci circonda e seminare gioia e compassione, continuando a dire sì alla vita anche quando ci tormenta, è amore di sé. Dedicarci a qualcosa di più grande di noi senza tradire sogni e desideri è amore di sé. Imparare a poggiare lo sguardo sull’altro e a prendersi cura dell’altro, superando la naturale inclinazione al culto di sé, al soddisfacimento dei propri bisogni e alla tentazione suggestiva di gonfiare il proprio ego, è amore di sé.”

Cosa sono i Metanoia Workshops?

“I Metanoia Workshop sono laboratori di trasformazione personale della durata di un giorno o di un week end. Sono a numero chiuso (25  persone) perché sono giornate teorico- pratiche dove ci si deve esercitare. L’uomo ha questa straordinaria caratteristica: apprende costantemente  e rinforza i propri apprendimenti con l’esercizio.

Per il momento ho elaborato, nel corso degli anni, 5 workshop.

Il primo: Di fronte alla morte impara la vita: di fronte alla consapevolezza che il nostro tempo ha una fine, come rendere la nostra vita una avventura straordinaria?

Il secondo: Vivere è cambiare. Le strategie e le pratiche per il cambiamento: come si fa a cambiare ciò che non ci piace e non ci soddisfa nella nostra vita?

Il terzo: Ottimismo e gioia di vivere: Come vedere la nostra vita da una diversa prospettiva imparando a vivere con gioia e a gustare ogni esperienza?

Il quarto: La magia della parola. Come le parole trasformano la realtà: le parole restano; verba manent non volant. Imparare a usare le parole per cambiare e arricchire le nostre relazioni personali.

Il quinto: Guarire le ferite della vita. Il perdono e la compassione: se le ferite diventano feritoie può passare la luce. Il perdono e la compassione come fonti di guarigione interiore.”

Lei collabora con il Movimento dei Ricostruttori nella preghiera: di che cosa si tratta?

“Si tratta di un Movimento di ispirazione cristiana che propone un cammino di meditazione profonda per tutte quelle persone in ricerca di se stessi , che hanno sete di infinito e di dare un significato alla propria vita. Oggi molte persone in Occidente si rivolgono alla meditazione di tipo orientale, allo Yoga, e ad altre pratiche spirituali esoteriche. Pochi sanno e pochissimi conoscono lo straordinario tesoro della spiritualità cristiana come la preghiera esicastica, o preghiera del cuore. I Ricostruttori, così come anche i gruppi della Comunità mondiale di meditazione cristiana, stanno riproponendo i tesori della meditazione cristiana a tante persone che cercano di dare radici ed ali alla propria pratica spirituale.”

Come superare i fallimenti personali per ritrovare una nuova vita

“Imparando che il fallimento non ha l’ultima parola. Quando una persona che sto accompagnando riesce a dire e a dirsi:  “Ho fallito!” invece che: “Sono un fallito!”, capisco che sta uscendo dal tunnel. Gli insuccessi e i fallimenti sono inevitabili per tutti, prima o poi qualcosa capita. Bisogna imparare a disidentificarsi dai propri fallimenti.  Solo i morti non hanno più insuccessi. Bisogna imparare soprattutto a non sprecare le crisi che sono preziose perché servono spesso ad evitarci il peggio, cioè una vita piatta e insignificante; una vita che non è la tua, nella quale non ti riconosci, dove alla fine ti danno pure l’Oscar come miglior attore non protagonista! Come ho scritto nel mio ultimo libro sulla fragilità e la tenerezza: “non sono i fallimenti che devono spaventarci, ma la fuga da noi stessi e dalla vita, la scelta della penombra invece che della luce, il rifugio nel cinismo e nel disincanto al posto della fiducia e della speranza che la vita ha sempre l’ultima parola.”

Etica e anima

“L’etica ha a che fare con l’essere: come si deve essere per fare una vita buona, una vita bella, una vita degna di essere vissuta? Di tutte le definizioni di etica che do ai miei studenti all’inizio del mio corso questa è la mia preferita: “l’etica è l’affinamento della nostra bellezza interiore”. Non è di un filosofo, ma di un insegnante di meditazione americano.

Affinare la nostra bellezza interiore è fare anima: cioè dare anima ad ogni gesto, ad ogni parola, ad ogni desiderio, ad ogni lacrima, ad ogni crisi. Affinarci interiormente per rendere più belle le nostre relazioni, i luoghi dove viviamo e per i quali transitiamo, il lavoro che compiamo perché la creazione sia sempre in atto e si compia nel suo disegno primordiale di armonia.”

Il segreto per vivere con gioia nonostante le inevitabili difficoltà quotidiane

“Amare la vita, sempre e comunque. La vita, così com’è, nella luce e nelle ombre.

La vita non è mai come dovrebbe essere: è quello che è. Il modo in cui la viviamo fa la differenza. La vita per me è il dono che Dio ci ha fatto. Il modo in cui la viviamo è il dono che noi facciamo a Lui. Facciamo in modo che sia un dono fantastico.”


[1] W. Shakespeare, Riccardo III, Atto V, Scena III, in: Tutte le Opere,  a cura di Mario Praz,  Sansoni, Firenze 1984, 146.

[2] Sant’Agostino, Le Confessioni, Città Nuova, Roma 1965, 311, Libro X, 8.15.

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani