FILIPPO CANZANI E LA CURA DELL’ANIMA

FILIPPO CANZANI E LA CURA DELL’ANIMA

Oggi siamo con il Dott. Filippo Canzani che ci introduce al mondo della medicina ed ai suoi risvolti terapeutici per l’anima

Chi è Filippo Canzani e come nasce l’interesse per il settore medico?

“E’ un medico, o meglio una persona che fa il medico palliativista, dal carattere oscillante tra la tensione verso il divano e l’esplorazione in mezzo alla natura.

L’interesse per il settore medico viene da lontano, dalla curiosità fin da giovane di conoscere e capire come “funzionassero” gli esseri viventi. Il caso (o chi per esso) ha messo lo zampino nella sua vita facendo sì che potesse incontrare, ancora studente di medicina, chi già lavorava nel settore delle cure palliative. Pensava di fare l’anestesista, fino all’ultimo anno della Facoltà di Medicina; una specialità medica che ha sempre apprezzato per la sua componente adrenalinica, che non poteva non amare dopo anni di servizio sulle ambulanze. Ma percepiva la mancanza di un ambito di relazione e di “presa in carico globale” della persona malata. Così, in un caldo pomeriggio di giugno, in una delle fatiscenti aule dell’Università in cui studiavo, sentì parlare di cure palliative come di un modo per prendersi cura di malati terminali (allora si chiamavano così!), di un’attenzione olistica ai molteplici bisogni dei pazienti e dei loro familiari, un lavoro fatto in “squadra” da più “teste” messe assieme. Capì che era il tipo di medicina che pizzicava le sue corde!”

Di che cosa parla il Suo libro “Dizionario delle ultime parole” e a chi si rivolge?

“Un dizionario è qualcosa che elenca e definisce un codice linguistico, una delle interfacce grazie alle quali ci mettiamo in relazione con gli altri. Così, il “Dizionario delle ultime parole” (quelle di chi si trova nell’ultima fase della propria vita a seguito di una malattia non guaribile) vuole essere un testo agile e snello per far comprendere i concetti chiave delle cure palliative a tutti coloro che, pur non essendo professionisti della salute, ne siano incuriositi. In particolare è pensato per i volontari che operano nel settore delle cure palliative, per i familiari di pazienti che si trovano nell’ultimo arco di vita e, perché no, anche per quei professionisti che sono interessati a capire le basi delle cure palliative, dal momento che queste dovrebbero essere, a detta di diversi esperti, un sapere trasversale a molte specialità mediche.”

Che cosa sono la medicina palliativa e la leniterapia?

“Parole diverse, che esprimono lo stesso concetto: fornire a pazienti in fase avanzata di una malattia cronica ed evolutiva (non più passibile di guarigione), la massima qualità di vita possibile, aiutandoli a vivere al meglio il tempo che li separa dalla fine, accompagnandoli verso una morte dignitosa e rispettosa delle proprie volontà, ponendo attenzione ai loro bisogni, nonché a quelli dei familiari. Un concetto importante, nell’ottica dell’approccio palliativo, è che non è più la malattia al centro del processo di cura, ma l’individuo, la cui sofferenza non è soltanto legata ai segni e sintomi clinici determinati dall’aggravarsi della malattia, ma anche a problemi di ordine psicologico, sociale, spirituale.

Il termine “leniterapia” è stato proposto nel 2003 da un docente di comunicazione dell’Università di Firenze per sostituire “cure palliative”, giudicato allora poco efficace.”

Il ruolo della preghiera durante la malattia, soprattutto da parte di chi assiste il malato

“Possiamo dire che la spiritualità, in senso lato, si manifesta sovente come domanda di senso, in particolare in un periodo così delicato della vita come quello della fine ed ancor più a seguito del percorso di malattia. Ebbene, chi vive la spiritualità in senso religioso può trovare conforto nella preghiera, nel rivolgere verso un Dio, un Infinito, il proprio bisogno di percepire che esista un senso a quella sofferenza e che essa avrà un termine di fronte al passaggio verso una vita eterna, non fisica. Ancora, vivere la morte come un passaggio, piuttosto che una fine assoluta, può essere di conforto per il sofferente. Nella preghiera il malato può riversare le domande taciute, può affidarsi a qualcuno o qualcosa che non chiede nulla in cambio, può gettarsi nell’abbraccio consolatorio dell’Infinito. Affidandosi.

Lo stesso discorso si può applicare a chi assiste il malato sofferente. Confrontarsi con il proprio limite e, quindi, con la propria spiritualità è elemento essenziale per poter intercettare la sofferenza dell’altro ed iniziare un dialogo sul senso degli accadimenti. E’ fondamentale che i professionisti delle cure palliative siano competenti anche su queste tematiche (difatti temi simili sono parte dei core curricula previsti dalla società scientifica), oltre a saper ovviamente gestire in modo impeccabile i disturbi fisici, elemento sine qua non per poter avviare un dialogo aperto e di fiducia tra paziente e curante.”

Come è strutturato il Master sull’accompagnamento spirituale verso la morte?

“L’associazione Tutto è Vita, con il patrocinio del Master Death studies & the end of life, della Federazione Cure Palliative e della Società Italiana di Cure Palliative, promuove un Master dedicato alla dimensione spirituale nel fine vita. L’obiettivo del Master, primo in Italia nel suo genere, è quello di proporre un modello di intervento capace di trasferire ai partecipanti l’arte dell’accompagnamento umano e spirituale nella malattia e nel morire.

Il Master propone quindi un percorso formativo su due livelli. In primo luogo accompagna i partecipanti in un percorso interiore mirato ad accrescere la consapevolezza sugli aspetti legati alla propria morte e alla morte delle persone a loro care. Una volta che la persona è entrata in contatto con la propria spiritualità, ha preso in considerazione gli aspetti e i valori che danno senso alla sua vita, il Master la introduce al secondo livello della formazione, che la porta ad entrare in contatto con l’altro nel percorso della malattia, del morire e anche del lutto, con la necessaria libertà interiore.”

Sono previste presentazioni online?

“Sì, lunedì 18 gennaio, alle 18.15 sulla pagina facebook dell’Associazione “Tutto è Vita” ONLUS.”

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani