Intervista esclusiva a Daria Montanari

Intervista esclusiva a Daria Montanari

Daria Montanari è una giovane artista italiana che coniuga più stili artistici in un unico e incredibile segno: formatasi al liceo artistico ha proseguito il suo percorso professionale presso la Scuola del fumetto di Milano. Fresca di un piccolo grande capolavoro, il primo volume di (The) Zombies, non ancora uscito e già sulla bocca di tutti, saga post apocalittica che firma con Stefano Labbia (Killer Loop’S 1 – LFA Publisher), l’abbiamo incontrata – telematicamente. Quella che segue è una chiacchierata piacevole e stimolante: non perdetevela per nulla al mondo!

EM: Daria, grazie mille per essere qui con noi. Conosciamo bene il tuo percorso artistico, ma vorremmo sapere quali sono le tue vere influenze nel mondo dell’arte e del fumetto – il tuo tratto è decisamente particolare, unico oserei dire!

Grazie, è una grande soddisfazione per me. Ovviamente, non ho ancora raggiunto il livello qualitativo che desidero, il percorso è lungo!
Diciamo che attingo qua e là da diversi disegnatori e stili, mentre cerco di reinterpretare il disegno realistico.
Negli ultimi anni sto apprezzando sempre di più il bianco e nero “classico” di Mastantuono e Meyer, artisti incredibili.
Per l’azione, invece, il fumetto americano e i manga sono il top. La scuola francese è estetica ed equilibrio, che non dovrebbero mai mancare.

EM: qual è l’iter di Daria, step by step, lavorativamente parlando? Insomma… qual è l’approccio alla realizzazione di una tavola?

Studio prima di tutto!
La raccolta delle reference visive è un passaggio fondamentale, senza di esse non si va da nessuna parte… Anche perché un disegnatore non può mica ricordarsi tutto a memoria! Non so come farei senza immagini di armi da fuoco e di scarpe, tanto per dirne una… E sicuramente internet (e Pinterest) hanno reso questa parte del lavoro molto più semplice!
Poi abbozzo la tavola, dallo storyboard – di cui discuto con gli autori per capire se stiamo andando nella stessa direzione – al disegno finito di china digitale.
Sembra semplice, ma posso spendere ore a maledire una faccina che non viene come voglio io, è tutto un fare-correggere-rifare-nah, ancora non ci siamo-mh, sì, forse… etc.

EM: Com’è lavorare con Stefano Labbia? Come vi siete trovati a lavorare assieme in questo progetto?

E’ un’esperienza bellissima di cui sono estremamente grata.
Il rispetto e la stima reciproca dovrebbe essere sempre scontata negli ambienti lavorativi, ma purtroppo spesso non è così; ovviamente, non con Stefano!
Credo di aver trovato la chiave di lettura giusta per “tradurrre” a disegni la sua sceneggiatura.
Mi piacciono molto le storie che scrive e credo che insieme formiamo un bella squadra!

EM: Come mai (The) Zombies sta facendo tanto parlare di sé… E ancora non ha visto gli scaffali? Secondo te qual’è l’alchimia giusta per creare le suddette condizioni?

C’è tanta attesa per (The) Zombies e noi siamo all’altezza di grandi aspettative!
Conquistare i lettori è la cosa fondamentale, loro sono i giudici assoluti in questo caso. E credo che abbiamo tutte le carte in regola per farlo!

EM: Che canzone abbineresti al primo volume di (The) Zombies?

Ecco, e qui riemerge la me tardo adolescente/giovane adulta appassionata di Horror-rock/heavy metal.
(un po’ mi vergogno, un po’ no)

“And the zombie says”  dei finlandesi Lordi.
Nothing’s forever, nothing is ever meant to last. Trying hard as hell to get it back. Time has no meaning when love means more than life.

EM: Due i protagonisti di questa saga apocalittica, Joanne Monroe e Arthur Beckett. Un po’ come a dire… testa o croce? Cosa lì differenzia davvero l’una dall’altro?

Sono i due lati della stessa medaglia.
Seppur abbiano un trascorso abbastanza simile, ne sono usciti in modi molto differenti. Potremmo dire che rappresentano uno la fiducia e l’altro la diffidenza nei confronti del presente e del futuro.

EM: domanda scomodissima – quindi mettiti comoda prima di rispondere: a chi vuoi più bene, a Joanne Monroe o a Arthur Beckett? E… perché?

Arrrg… E’ come chiedere ad un genitore quale sia il suo figlio preferito!
Diciamo che li amo per motivi diversi… Joanne ha le carte per diventare una specie di mio alterego fumettistico; Arthur è divertentissimo da disegnare.
Posso cavarmela così?

EM: Spoiler alert – ma dobbiamo chiedertelo tassativamente: ci sarà mai del tenero tra Beckett e Monroe?

Vorrei non spoilerare, ma penso sia già evidente… Dopotutto, anche conoscendoli poco si capisce che sia inevitabile!

EM: Ovviamente non te lo chiediamo ma… ci basta saperlo: sai già come finirà (The) Zombies?

Sì. Ma non farò spoiler!

EM: ultima domanda: visto che artisticamente spazi molto hai uno stile preferito, con cui ti trovi meglio rispetto ad un altro?

Il tratto realistico in bianco e nero è quello su cui mi sto divertendo di più ultimamente ( Grazie anche a (The) Zombies ) ed è quello che mi sta dando più soddisfazioni. In generale, comunque, mi piace pensare che il realismo sia il mio settore.

EM: grazie davvero Daria: è stato un piacere conoscerti!

Emanuela Manfredi