“IL SAGGIO DI DANZA” DI ALEX IMBURGIA

“IL SAGGIO DI DANZA” DI ALEX IMBURGIA

Oggi parliamo di danza, la più antica ed affascinante delle discipline che l’uomo conosce, con una grande artista, Alex Imburgia.

Chi è Alex Imburgia e come nasce la passione per la danza?

“Beh, iniziamo con una domanda difficile! Chi è Alex Imburgia? Un sacco di cose, presumo. Un giovane adolescente sognatore, poi, uno studente e, infine, un ballerino, Maestro e coreografo di danza. Da qualche tempo – si dice! – anche scrittore. Queste sono, perlopiù, qualifiche che mi appartengono ma credo che, in realtà, io sia semplicemente una persona mossa dalla passione per l’arte, la danza nello specifico, a cui piace cogliere nella vita la bellezza, provando a celebrarla quotidianamente attraverso il suo mestiere.”

Tu sei autore di due bellissimi romanzi, “Immensa meraviglia” e “Il saggio di danza”: sono autobiografici o ispirati a storie vere?

“Grazie per i “bellissimi”, innanzitutto. I complimenti fanno sempre piacere. I due romanzi, di cui il primo è Il saggio di danza pubblicato nell’ottobre 2018 per Viola Editrice, a seguire Immensa Meraviglia pubblicato ad ottobre 2020 sempre per Viola Editrice, sono legati l’uno all’altro. La storia, in un certo senso, è una sola ma le vicende sono ambientate in due epoche diverse. Per il primo siamo nel 1984 mentre nel secondo siamo nel 1991, sette anni dopo. I personaggi sono gli stessi ma li viviamo, appunto, in epoche diverse e le emozioni sono espresse in funzione delle loro età e degli avvenimenti che affrontano durante lo scorrere della vita, rigorosamente scandita dal ritmo della danza. Ci tengo a precisare, però, che sono due romanzi auto-conclusivi. È possibile leggerli, infatti, separatamente e non necessariamente in ordine temporale. Ci si può benissimo tuffare nelle pagine di Immensa Meraviglia e sentire, in un secondo momento, il desiderio di recuperare Il saggio di danza che, in questo caso, assumerà il sapore di un prequel, un po’ come avviene nel cinema per molti film. C’è tanto di me dentro queste storie, soprattutto, dal punto di vista emotivo, ma il tutto è romanzato. Ho scelto questa forma narrativa, quella del romanzo appunto, per consentire al lettore di essere libero di immedesimarsi nei personaggi e negli accadimenti. Non ho voluto spingerlo ad una lettura, diciamo così, troppo guidata, ma ho voluto lasciare molto spazio all’immaginazione, come è giusto che facciano i romanzi. Proprio per questo, i due libri sono rivolti ad un pubblico ampio, non solo ai cultori della danza, anzi! Le storie raccontate tra le pagine sono principalmente storie di giovani adolescenti che diventeranno, poi, donne e uomini e che sono, per certi versi, le storie di tutti noi. Il lettore più attento, però, non avrà difficoltà ad individuarmi nascosto nei panni di uno dei protagonisti.”

Entrambi riportano la prefazione di uno dei numeri uno della danza al mondo, Vladimir Derevianko: come è nata la vostra amicizia?

“Sì, le prefazioni dei due libri sono di Vladimir Derevianko al quale mi lega un profondo sentimento di amicizia, nato dalla comune passione per la danza. Io, ovviamente, lo conoscevo già per la sua fama, del resto, è una stella di prima grandezza nel panorama del balletto mondiale! Qualche anno fa, ci siamo incontrati ad Ischia per lavoro. Eravamo entrambi docenti in un importante stage e fu, in un certo senso, “amicizia a prima vista”. Vladimir e io proveniamo da due mondi davvero lontani e diversi, ma la danza ci ha immediatamente connessi. Lui si è formato alla scuola del Bol’šoj di Mosca, diventando ben presto l’ étoile che tutto il mondo conosce. Io, invece, mi sono formato nella realtà della danza moderna italiana, e il nostro Belpaese è stato il mio palcoscenico più importante. Nonostante provenissimo, appunto, da due realtà cosi distanti, la danza ci ha uniti e ha fatto nascere questa grandissima intesa tra di noi, non solo professionale ma, soprattutto, umana. Sono onorato della sua amicizia e del fatto che lui sia presente tra le pagine dei miei romanzi con le sue prefazioni.”

La danza in un momento come questo…

“Domanda da dieci milioni di dollari. La danza soffre, tutta l’arte soffre. È un momento difficilissimo in tutto il mondo e per tanti settori lavorativi. Mi preme solo ricordare che la cultura e l’arte sono il cibo dell’anima e non possiamo e dobbiamo abbandonarle. Si può immaginare un mondo senza arte? Un mondo senza musica, film, danza, letteratura o qualsiasi altra arte? Questo mondo è difficile da immaginare. Una società senza arte e cultura sarebbe devastante, sarebbe senza senso. L’arte è l’espressione creativa delle idee e delle immaginazioni che si generano in ogni angolo del pianeta. Spero che questo mio piccolo contributo letterario possa aiutare a mantenere viva, nel cuore delle persone, la danza, proprio perché ora non possiamo praticarla. Non dimentichiamola, perché il popolo della danza è un’immensa meraviglia.”

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani