MICAELA PALMIERI ED IL BOSCO DELLA TOSSICODIPENDENZA

MICAELA PALMIERI ED IL BOSCO DELLA TOSSICODIPENDENZA

Micaela Palmieri è una bravissima autrice che oggi ci parla di un argomento molto importante: la lotta alla tossicodipendenza, a lei la parola.

Chi è Micaela Palmieri e come nasce la passione per la letteratura?

“ Sono un’amante dei libri, lo sono sempre stata. Ne divoravo a decine fin da piccola, forse perchè mi piacciono le storie, l’evoluzione dei rapporti, le sfaccettature inattese che spesso hanno le relazioni. Amo la letteratura, è sempre stata, insieme alla Storia, una delle mie grandi passioni. Se dovessi scegliere il libro che più mi ha segnato direi ‘I Promessi Sposi’ per la sua grandezza infinita e la forza dei suoi personaggi.”

Di che cosa parla “Next Stop Rogoredo” e cosa cerca di comunicare al lettore?

“Next Stop Rogored”o parte da un’inchiesta che ho realizzato al Tg1, durata circa due anni. Un viaggio in un luogo, ribattezzato il bosco della droga, in cui storie di vite perse si intrecciano e si perdono. Sono storie di solitudine e dolore in un luogo emblematico che si trova a Milano ma che esiste in tutte le città d’Italia e potrebbe essere ovunque. Il mio è un romanzo d’inchiesta duro ma che lascia comunque spazio alla speranza, i miei personaggi entrano nel bosco e in un modo;  quando escono non sono più gli stessi.”

La situazione della tossicodipendenza in Italia e a Milano, considerata una delle piazze principali

“Per capire la portata della ferocia del fenomeno della droga, bisogna leggere la prefazione a Nsr del presidente della comunità di San Patrignano Alessandro Rodino Dal Pozzo. Lui dice che la droga è democratica e spietata e può  coinvolgere tutti indistintamente. E il bosco di Rogoredo ne è esempio, ci sono adolescenti, future mamme, ragazzini, uomini maturi. Il bosco di Rogoredo di Milano è stato per lungo tempo zona franca, adesso la situazione è migliorata molto ma il fenomeno si é sparpagliato e spostato e questa non può  e non deve essere una soluzione. In Italia ci sono tanti, troppi boschi di Rogoredo, troppi luoghi di dolore in cui tanti giovani e non, vittime della droga, vengono dimenticati.”

Com’è cambiata la situazione dai tempi di “Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino” ad oggi?

“Io credo che non sia cambiata poi tanto. Sono stata molte volte nel bosco di Rogoredo e ho visto persone distrutte, donne e uomini che non esistevano più, adolescenti senza più identità. E come Christiane F. di ‘Noi, i ragazzi dello zoo di Berlino’, tanti giovani, poco più che bambini, si sono perduti e non erano necessariamente dei disperati con famiglie distrutte, molti erano come noi. Ecco io credo sia questo che inquieta di più di luoghi come il bosco di Rogoredo: gli zombie che si vedevano aggirarsi in mezzo alle siringhe avremmo potuto essere noi, potrebbero essere i nostri figli, nessuno è immune dal caderci, per questo bisogna lottare per cambiare le cose.”

Il ruolo delle istituzioni e delle comunità come San Patrignano e Comunità Papa Giovanni XXIII: Lei ha conosciuto alcuni dei fondatori? Cosa ci può raccontare di loro?

“Le Comunità a mio modo di vedere fanno un grande lavoro. San Patrignano si occupa di tossicodipendenza da oltre quarant’anni e ha visto tanti drammi di famiglie lacerate. Ma la droga, come ha detto il Presidente Rodino Dal Pozzo, in realtà è solo la punta dell’iceberg, dietro c’è solitudine, indifferenza, paura. E credo che comunità  come San Patrignano e Papa Giovanni XIII siano preziose e debbano essere sempre ringraziate per tutto quello che fanno. Non è facile aiutare chi si droga, liberarsi dalle dipendenze è un percorso lungo e complicato.”

Famiglia, scuola, amici: come possono tenere lontani dal dramma della droga e come è possibile evitare questo incontro così drammatico che colpisce spesso i giovanissimi?

“La droga distrugge. Uccide i rapporti, le amicizie, l’amore, la famiglia. Il disagio può  portare tanti ragazzi a cercare di evadere rifugiandosi in paradisi artificiali che poi si rivelano devastanti. Forse per cercare di arginare il fenomeno che è molto più forte e diffuso di quanto si possa pensare, bisognerebbe parlare, ascoltare, confrontarsi. Tanti giovani si sentono soli, non hanno sogni nè passioni, si ‘lasciano vivere’ e in alcuni, questa abulia puó portare a perdersi. Non dobbiamo permetterlo. Oltre alle comunità, alle istituzioni e alle forze dell’ordine, anche la società civile deve fare la sua parte. Io spero, con questa inchiesta e questo libro, di aver dato un minimo contributo a cambiare le cose. Sarebbe già un grande risultato. “

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani