LA SOCIETA’ IBERNATA NEL LIBRO DI STEFANO GRECO E SILVIO VALOTA

LA SOCIETA’ IBERNATA NEL LIBRO DI STEFANO GRECO E SILVIO VALOTA

Stefano Greco e Silvio Valota sono due amici che hanno da poco pubblicato un libro molto interessante e senza dubbio di grande attualità in questo periodo storico che siamo vivendo: si tratta di “L’effetto Otzi” e parla di una società distopica completamente ibernata. Li ho incontrati per saperne di più.

Chi sono Stefano Greco e Silvio Valota e come nasce l’idea di un libro dedicato alla società ibernata?

“Stefano Greco (Roma) e Silvio Valota (Milano): Siamo entrati in contatto con una email nel 2015 per motivi di lavoro, essendo entrambi formatori in ambito manageriale.

E’ nata una vera, bellissima amicizia. Senza che ci incontrassimo fisicamente per quasi due anni, abbiamo scritto un saggio, “Narciselfie. Il narcisismo esponenziale dell’epoca digitale” per il Ciliegio Edizioni (2017).

Oltre l’aspetto personale, siamo diventati “amici di penna” perché Silvio si è occupato di formazione manageriale per oltre venti anni e su questi temi ha pubblicato diversi libri, e poi anche romanzi e racconti. Da aggiungere la sua grande passione per la pittura a olio, sin da bambino. Stefano invece è uno psicologo del lavoro, con la passione della divulgazione culturale, vissuta con la pubblicazione di dieci saggi su vari argomenti di psicologia e management.

L’idea di un libro dedicato alla società ibernata nasce dalla sensazione che “la gente” non sia appagata, soddisfatta, contenta della situazione attuale. Viviamo in un mondo in cui risultano stravolti i canoni relazionali, e questo crea violenza e prevaricazione da un lato e solitudine profonda dall’altro. Proprio nel momento in cui ci sentiamo ripetere a raffica che “siamo collegati col mondo”, ma poi non sappiamo riconoscere l’umanità della persona che ci sta di fronte.

Ci siamo chiesti se e come avremmo potuto portare un contributo, magari non risolutivo, ma almeno utile per identificare situazioni da cui dilagano una sofferenza muta e spesso ancora inconsapevole. Ed ecco Ötzi.”

Come si sviluppa la trama e cosa cerca di comunicare della società di oggi?

“Silvio Valota: Questo libro si legge come un romanzo, ma non è un romanzo.

La figura dell’uomo di Similaun, proprio quello che è stato battezzato Ötzi, è il “personaggio” che abbiamo preso per rappresentare con una metafora la società attuale. Perché ci sembra di essere circondati da tanti riferimenti che ci riportano ai tempi che furono i suoi, quelli di 5000 anni fa. Naturalmente, non per il freddo polare di certi ambienti sempre innevati ma per la freddezza e il distacco emotivo che ci separano oggi gli uni dagli altri.

Basta farci caso con attenzione e subito ci accorgiamo che i rapporti tra gli umani si sono raffreddati, le relazioni si mostrano distaccate, e molti nemmeno paiono ricordare cosa sia l’interesse vero nei confronti degli altri e dei veri problemi che ancora affliggono la società globale.

Come se la regola relazionale sia diventata atrocemente “ognun per sé”. E da qui la violenza verbale esibita senza misura e senza vergogna su quelli che nel libro  definiamo

“dis-social network”.

Una società che si va di giorno in giorno disumanizzando, dimenticando tremila anni di pensiero filosofico, dimenticando il rispetto, l’attenzione, l’ascolto.

Gli altri?

E chi li conosce?”

            Chi sono i protagonisti e qual è il ruolo dei media?

“Stefano Greco: “Ditemi che questo post non è vero!”. Sui social network e nei gruppi su WhatsApp, è sempre più frequente leggere commenti di questo tipo. Non è più soltanto questione di “fake news” ma di “non realtà delle cose”.  Non riusciamo più a distinguere non soltanto la verità dalla bugia, ma anche la finzione dalla falsità. I protagonisti di questo stato di cose siamo noi. Ognuno di noi, in misura variabile e diversa, è un produttore di realtà, non realtà, finzione e falsità. Questo è un problema perché trasforma l’infosfera – il mondo tecnologicamente conformato delle informazioni e della conoscenza – in una giungla primitiva dove i più forti – quelli che riescono a manovrare gli algoritmi a loro favore e per i loro interessi – prevalgono su tutti gli altri che, alla fine, si “accontentano” del ruolo di “utenti produttori di contenuti”. Il ruolo dei media quindi è sia cruciale, sia critico. Cruciale nel senso di determinante. Ovvero: determinano le nostre vite, nel bene e nel male. Per questo motivo, i media rivestono un ruolo anche critico. In tempi di covid-19, tutto questo è molto evidente. Hanno bisogno quindi di una regolamentazione etica forte, di supervisione competente, di trasparenza, di agire il loro ruolo nell’infosfera “senza filtri”, ovvero in modo non distorto da altri interessi o poteri. Il rispetto e la tutela del diritto ad essere informati in modo corretto, responsabile e trasparente farà la differenza tra il mondo di Ötzi e il mondo della civiltà.”

Siamo di fronte a qualcosa di simile a “Quarto potere” di Orson Welles e “1984” di George Orwell? Una sorta di società distopica vittime delle fake news?

“Silvio Valota: Ho riletto ‘1984’ di recente, e man mano che procedevo nella lettura mi tornavano alla mente le emozioni che la vicenda narrata mi aveva fatto vivere quando lo lessi per la prima volta molti anni fa. Oggi, scorrendo su quelle righe, ho avuto la sensazione di conoscere in prima persona le situazioni narrate da Orwell, che pure se le era inventate quando scrisse il suo libro mentre stava sullo Stretto di Islay in Scozia, nel 1948.

Lui le aveva ‘inventate’ e noi ora… ci siamo in mezzo!

E’ tutto un caso? Oppure gli strumenti ci hanno preso la mano spogliandoci della nostra umanità, dei nostri sentimenti, della dolcezza, dell’attenzione, facendo di noi degli automi senz’anima?

Come se noi stessi, lasciandoci conquistare dalla tecnologia, avessimo dimenticato la nostra umanità. E i risultati sono sotto gli occhi di tutti…”

Qual è la soluzione per avere una società dove la comunicazione sia esatta e regolare e come deve fare l’uomo per padroneggiare le tecnologie in modo che siano al suo servizio e non il contrario?

“Stefano Greco: Possiamo vedere una soluzione nel tanto necessario quanto veloce recupero dell’affidabilità delle fonti dell’informazione.

Come i medici, anche i giornalisti e gli operatori professionali della comunicazione  dovrebbero fare una sorta di “Giuramento di Ippocrate”: ovvero mettere il massimo impegno deontologico nel tutelare la “salute dell’informazione”. Preservarla e curarla dalle tante, troppe distorsioni che oggi patisce. Non stiamo ragionando di “controllo dell’informazione da parte di terzi”. Stiamo ragionando di un recupero in extremis di un senso di professionalità perduto e di uno scatto di reni da parte delle “istituzioni dell’informazione” (Ordine dei giornalisti, Uffici Stampa, Agenzie, Uffici di Relazioni Pubbliche) richiesto per rialzarsi dopo anni di eccessivo torpore.

Cosa deve fare l’uomo per padroneggiare le tecnologie? Passare da “Homo Sapiens” a “Homo Filosoficus”, parolone che vogliono dire una cosa sola: smetterla di comportarsi come Ötzi e iniziare a diffondere saggezza di vita nel mondo contemporaneo.

Una bella sfida! Tornare a essere “persone” in piena dignità, con tutto il nostro spessore autenticamente “umano”.”

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani