Intervista all’attrice Sara Lazzaro

Intervista all’attrice Sara Lazzaro

Sara Lazzaro è una splendida e bravissima attrice che stiamo ammirando sul piccolo schermo nella serie televisiva “Doc – nelle tue mani” ed ecco cosa ci racconta della sua esperienza nel campo della recitazione.

Chi è Sara Lazzaro e come nasce la passione per la recitazione?

Sono un’attrice italo-americana bilingue, cresciuta tra la provincia Padovana e il nord della California. Sin da piccola ero attratta dalle arti, disegnavo molto, e alle superiori decisi di andare al liceo artistico. Tra le attività extra-curriculari che offrivano, c’era un laboratorio di teatro. Fu lì che ebbi il mio primo innamoramento per quest’arte, ovviamente in modo semplice e principalmente ludico. Cominciai ad interrogarmi se fosse una strada percorribile durante gli anni dell’università, mentre frequentavo la facoltà di design e arti dell’Istituto Universitario di Architettura di Venezia. L’estate della tesi feci domanda per accedere a due scuole di recitazione a Londra, feci i provini e mi accettarono in entrambe. Scelsi il Drama Centre London e dopo la laurea mi trasferii in Inghilterra.

Lei è figlia di un giornalista e di un’insegnante californiana: quale ruolo hanno avuto nella Sua scelta e quali consigli Le hanno dato?

Sono molto fortunata ad avere i genitori che ho. Sono persone fatte di principi, di forti ideali, di cultura e umanità. Mi hanno sempre sostenuta e hanno creduto nelle mie scelte, perché in primis ci credevo io. Non è scontato. Non deve esser stato semplice neanche per loro accompagnare una figlia in un percorso “artistico”, vista la sua natura precaria e come difficilmente viene inserito, collocato e accettato a livello sociale/lavorativo come “mestiere” nella nostra società.

Lei è stata diverso tempo a Los Angeles: come mai era andata via dall’Italia?

Ho lasciato l’Italia perché avevo bisogno di respirare. Ero stanca, l’aria era satura e avevo bisogno di cambiare, di sapere che c’era qualcosa di diverso. Andai in California pensando di stare delle settimane. Scesi a Los Angeles per un breve viaggio e alla fine non presi l’aereo di ritorno (come spesso mi succede). Decisi di fermarmi li e di ripartire. Casa, lavoretti, amici e pian piano cominciai a fare provini. Incontrai per un caffè un regista che conobbi a Roma, Cyrus Nowrasteh, per un progetto per cui fui scelta per un ruolo secondario ma che poi non ebbe modo di partire. Sei mesi dopo mi disse che il progetto sarebbe ripartito e che voleva provinarmi questa volta per il ruolo della protagonista. Dopo diversi call-back mi offrirono il ruolo di Maria in The Young Messiah, prodotto da 1492 Pictures e Focus Features. L’ironia? Il film l’abbiamo girato tutto in Italia, tra Cinecittà e Matera.

In che cosa è diverso il mondo del cinema americano rispetto al nostro e quali grandi personaggi ha incontrato?

La macchina produttiva è molto diversa, quella Statunitense è molto più grande. Lo Showbusiness è a uno stadio molto più avanzato, sia di mezzi che di linguaggi, ma anche perché il sistema produttivo ha a disposizione dei budget che non sono minimamente paragonabili a quelli che abbiamo noi in Italia. Negli Stati Uniti è una vera industria, centrale anche all’economia stessa, che si è consolidata nel tempo. Questo si riflette poi su tutti gli “ingranaggi” che la compongono, dai mezzi a disposizione alle persone che ci lavorano, ai loro sindacati – mi è sempre balzata all’occhio l’estrema professionalità che ho riscontrato sul set, l’ambiente serio, collaborativo e rispettoso. Cose che per me sono il “ground zero”, la base…ma in verità per niente scontate. Ammetto, che il set americano è stato uno degli ambienti che ho trovato più confacente a svolgere al meglio il mio lavoro.

Nel mio percorso ho incontrato per lavoro e per “vita” alcuni personaggi famosi, tra cui Jude Law, Morgan Freeman, Sean Bean e Rami Malek.   

Come è andata avanti poi la Sua carriera una volta rientrata in Italia?

Come dicevo, seguendo il film hollywoodiano tornai in Italia quasi per caso. Da li a poco cominciò la mia collaborazione con il Piccolo Teatro di Milano, in seguito a un provino con Luca Ronconi, e presi parte allo spettacolo Le Donne Gelose di Carlo Goldoni, che ci portò in giro per l’Italia per due stagioni. Nel frattempo, continuò anche il mio percorso cinematografico/televisivo, prendendo parte a progetti tra cui The Young Pope di Paolo Sorrentino e la terza stagione di Braccialetti Rossi – un percorso abbastanza vario, diciamo. Ma da allora non rimasi sempre in Italia. Dopo alcuni anni decisi di tornare in America, questa volta andando a New York – anche in questo caso non presi l’aereo di ritorno… ma questa è un’altra storia ancora.

Di che cosa parla “Doc – nelle tue mani” e quale rapporto si è instaurato con il protagonista Luca Argentero che interpreta il Suo ex marito?

“DOC nelle tue mani” è una fiction ispirata alla storia vera di Pierdante Piccioni, il primario di Lodi che in seguito ad un incidente stradale perse gli ultimi 12 anni di memoria. Da questo input prende spunto la nostra storia e si diramano tutte le linee narrative della nostra fiction. È stato un vero piacere lavorare con Luca Argentero, davvero una bella persona e un professionista serio. Nel lavoro si è creata una bella sintonia che ci ha permesso di metterci in gioco per raccontare la relazione complessa e delicata tra i due personaggi che raccontiamo, Andrea Fanti e Agnese Tiberi. 

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani