Intervista alla scrittrice Sunny Valerio

Intervista alla scrittrice Sunny Valerio

Sunny Valerio è una giovane autrice ma già di successo che ha da poco pubblicato un nuovo e bellissimo romanzo intitolato “La Quercia”: a lei la parola.

        Chi è Sunny Valerio e come nasce la passione per la scrittura?

Sunny è, anzitutto, una sognatrice.

Della sua vita posso dire che è nata a Bari e risiede a Novara con la sua adorata famiglia. Ha una formazione artistica (nello specifico in architettura e arredamento) in cui ha sempre creduto e in cui si è riconosciuta sin da piccolissima.

La comunicazione è la sua passione, la stessa che nutre per la bellezza della “parola”. Proprio per questo è speaker pubblicitaria e doppiatrice, o, come si dice in inglese, “voice talent”, oltre che giovane scrittrice.

L’amore per la scrittura ha camminato a braccetto con l’uso della voce. Essendo cresciuta come figlia unica, per di più in città, i suoi giochi erano le Fiabe Sonore, fiabe che le hanno permesso di cimentarsi nell’invenzione di nuove storie e nella caratterizzazione vocale di infiniti personaggi. Tutto è iniziato da qui. La scrittura è il mezzo che ha per trasmettere emozioni e lasciar andare quella parte di mente che nel quotidiano forse non farebbe sfuggire tanto facilmente.

Di che cosa parla “La Quercia”? E’ una storia autobiografica?

La Quercia è un thriller tutto al femminile, una storia raccontata dalla voce di tre donne, legate da un legame di sangue che però è stato la loro condanna. Tra segreti familiari, tutti protetti dal silenzio e dagli sprettri di un’antica dimora, un passato che si aggrappa al personaggio più contemporaneo, Dafne, e un presente altrettanto pericoloso, spero di incollare il lettore alle sue pagine. Ho voluto romanzare inoltre un episodio di stalking che mi ha coinvolta personalmente e che, purtroppo, condanna molte donne a vivere nella paura. Il femminicidio, i maltrattamenti domestici sono tema quanto mai attuale, lo sono da sempre in realtà. Così come le catene sociali che condizionano la figura femminile.

Chi sono i protagonisti e quale messaggio intende comunicare?

Le protagoniste indiscusse sono le donne, ma non meno l’antica dimora, la Quercia, ereditata dal personaggio più contemporaneo, non a caso il libro porta il suo nome.

In generale, però, vuole essere un messaggio di forza per le donne, per tutte le eroine che combattono ogni giorno per i molteplici ruoli da ricoprire. E poi il lato più piacevole della scrittura: l’obiettivo di intrigare il lettore e accompagnarlo nei meandri dei misteri da risolvere.

A quali grandi autrici si ispira e quali sono i Suoi generi preferiti?

Sicuramente a Charlotte Bronte, la mia fonte di ispirazione maggiore. Un ruolo fondamentale lo hanno Zafòn e anche le fiabe. Adoro il mystery/thriller/paranormal, insieme a tutta quella narrativa che abbraccia il periodo dell’800 e del ‘900.

La vita ed il soprannaturale…

Per quanto in molti possa suscitare scetticismo, io sono assolutamente convinta dell’esistenza di una dimensione a noi celata; così come della sensibilità della mente umana che, se coltivata, riesce a percepire ciò che normalmente rifiuta di vedere. In altre parole, credo nella vita dopo la morte e nell’infelicità delle anime tormentate che rimangono tra noi, e non solo…

Non credo però nei mostri, la mia visione di soprannaturale si muove sempre sul sottile confine tra vita terrena e celeste.

Il ruolo dei defunti nella nostra vita

È un legame molto soggettivo. Io non riesco mai a spezzare del tutto il filo con i cari che vengono a mancare. Credo che ci lascino in eredità un bagaglio inconsapevole di storia e personalità, in qualche modo interagiscano con il nostro quotidiano. Nel mio romanzo La Quercia, per esempio, la figura di zia Clara, defunta da mesi, muove continuamente i fili della vita di Dafne con le sue scelte di vita e i segreti rimasti tali anche dopo la sua morte. Non credo funzioni in modo tanto diverso nella nostra quotidianità.

Di che cosa parlano gli altri Suoi romanzi?

Sono sempre di genere thriller con una buona dose di paranormale. “Il bacio del lago” parla di una bambina scomparsa senza mai lasciare traccia, costringendo i suoi genitori per oltre vent’anni in un limbo temporale che non si infrangerà senza prima aver portato a galla la verità su ciò che le è accaduto.

“Figlia unica”, inedito che credo non rimarrà a lungo nel cassetto, continua a far vivere i personaggi de Il bacio del lago, e vede protagoniste due sorelline, Rachele e Matilde, legate da un legame indissolubile che però viene messo in discussione dai genitori. Loro, infatti, sostengono l’inesistenza di Rachele, giudicandola un’invenzione infantile dell’unica figlioletta Matilde. Ma qualcosa sfugge a tutti.

Infine il racconto “È ora di dormire”, presente nell’antologia “NO 2 – dieci racconti per un nuovo immaginario novarese”, ambientato a Casa Bossi, dimora novarese Antonelliana, lasciata in pieno abbandono. Narra di un legame vecchio di un secolo che costringerà la protagonista Celeste a fare i conti con la stessa Casa Bossi.

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani