“IL MIO NOME E’ NESSUNO”, L’ISOLAMENTO GLOBALE E TECNOLOGICO DELL’UOMO NEL LIBRO DI DIEGO PALMA

“IL MIO NOME E’ NESSUNO”, L’ISOLAMENTO GLOBALE E TECNOLOGICO DELL’UOMO NEL LIBRO DI DIEGO PALMA

Il mio nome è nessuno” è l’ultimo libro del Prof. Diego Palma per Cavinato editore International ed è un libro che parla di tempi moderni, di solitudine interiore dell’uomo, ingabbiato in una massa mondiale anonima, un signor nessuno nella società dove tutto è falso e senza valore, dove tutto è virtuale, anche i sentimenti umani. L’autore lancia il suo grido di rivolta per riaffermare la vera identità umana e lo fa attraverso una attenta riflessione sull’uomo e sul suo essere un nessuno nel mare dell’isolamento globale e tecnologico.

Il mio nome è nessuno” è uno squarcio doloroso nell’anima dell’uomo moderno. Il libro è suddiviso in dieci capitoli dove dieci individui raccontano la propria crisi individuale di isolamento.

La bellissima copertina è un quadro intitolato “io sono nessuno” di Salvatore Sanneris.

Diego Palma, ci parla un po’ di sé e come è nato l’amore per la scrittura?

Innanzitutto ci tengo a precisare che la passione per la scrittura l’ho avuta sin da piccolo, il mio sogno era diventare giornalista. Oggi sono un insegnante precario, che lavora lontano dalla sua città d’origine, che cerca di trasmettere ai propri alunni, valori e competenze che vanno aldilà della materia stessa che insegno. E ritengo che la scrittura sia il modo più antico e più romantico per trasmettere emozioni, valori ed ideali.

A quale target di lettore si rivolge il suo scrivere e che soddisfazioni dà la scrittura stessa, in un mondo nel quale la tecnologia e il poco tempo la fanno da padrona? Insomma perché scrivere?

Spesso e volentieri mi pongo il dubbio sull’efficacia dei libri e della lettura in genere, in un era dove la tecnologia fa da padrona. Proiettandoci in un mondo post-umano che solo al pensiero mette i brividi. Allo stesso tempo, credo che la lettura sia l’unica arma che può evitare la trasformazione in esseri non pensati, in semplici mero esecutori, ovvero schiavi. Quindi ritengo che la scrittura sia libertà e scrivo per non essere schiavo, scrivo ciò che vedo e ciò che provo. Tendenzialmente narro temi universali, quindi il lettore può essere un adolescente o un adulto maturo, insomma i miei testi non hanno né vincoli ne limiti, ribadisco il concetto di libertà assoluta nella scrittura.

Abbiamo parlato in apertura del suo libro, vuole aggiungere qualcosa, scandagliarlo più visceralmente, se possiamo usare questo termine?

Voglio solo aggiungere il mio augurio, ovvero che ogni lettore, leggendo il mio libro, come sfogliando un diario possa rispecchiarsi nelle singole storie direttamente o indirettamente, e possa trarre le molteplici morali e punti di riflessioni che spesso da un piccolo testo non ti aspetti. Piccolo perché, ritornando al discorso di prima riguardo la tecnologia, credo che bisogna invogliare e rieducare alla lettura ed i piccoli testi, posso essere visti come i piccoli gesti che scatenano grandi reazioni ed emozioni.

Il 27 dicembre lo stesso sarà presentato alla Libreria Raffaello una delle più importanti di Napoli, le chiedo; che emozione dà fare una presentazione, porre la sua creatura di fronte a tante persone?

Non è la prima volta che mi trovo ad espormi in pubblico, sia per altre presentazioni fatte quest’anno ed in passato, sia per l’attività sindacale che svolgo, trovandomi spesso dinanzi a tante persone ad esporre concetti o in piazza a manifestare. Ma ciò che mi emoziona più di ogni altra cosa è la possibilità di poter presentare il libro nella mia città d’origine, un motivo in più per dare il massimo al pubblico che parteciperà, perché tra essi ci saranno amici che non vedo da anni, familiari e conoscenti. Insomma una sorta di rimpatriata letteraria. Per questo ci tengo molto a ringraziare il sig. Lucignano del gruppo editoriale LFA e il mio editore il sig. Cristian Cavinato, per questa opportunità.

Quando scrive ha mai sacrificato qualcosa? Nel senso s’immerge totalmente nello scrivere stesso tralasciando, magari, per un po’ i suoi affetti?

A dire il vero mi addentro fino in fondo dentro ogni singola storia, tanto è vero che spesso riesco a sentire lo stesso dolore o piacere dei personaggi, percepire l’ambiente della narrazione. Le racconto un aneddoto carino, ad ottobre ho vinto il premio letterario Giulio Angioni nel comune di Guasila in Sardegna, e per l’occasione ho prodotto un racconto ” Il viaggio di Adom”, il tema era quello della diversità, il racconto incentrato sulla storia di un immigrato. Lei non ci crederà, ma dalle torture al viaggio in mare, e tutte le peripezie io l’ho vissute mentre scrivevo e mentre lo rileggevo, una sorta di trasposizione tra me e il personaggio.

E riguardo i miei affetti le rispondo con molta serenità, mia moglie ed i miei figli, vivono con molta partecipazione ed emulazione, in particolare la mia seconda genita ha dodici anni e vuole già scrivere un libro.

Prof. Diego Palma

Sarò banale ma mi piace chiudere le interviste in maniera appunto “banale”; quali sono i suoi prossimi progetti editoriali e cosa s’aspetta dal 2020 che verrà?

Non la reputo assolutamente banale, anzi la considero di buon auspicio, una sorta di esortazione a non fermarsi con la scrittura.

Il prossimo progetto già in opera, tratterà un tema a me caro, un male della società lavorativa moderna e nello specifico un cancro della scuola pubblica italiana, ovvero il precariato.

L’opera si intitolerà ” La voce del precario”

E le do un’altra anticipazione, sarà una raccolta di storie vere che raccoglierò usando una mail e la piattaforma e la pagina facebook, che da almeno due anni accompagnano la mia vita professionale.

www.lascuolasecomdome.it e su facebook 

La scuola secondo me …

La ringrazio per questa intervista e cordialmente la saluto.

Un grazie all’autore.

In basso il link dove acquistare il libro.

DANIELA MEROLA

Daniela Merola