GABRIELE ANTONUCCI ED IL MONDO DI MICHAEL JACKSON

GABRIELE ANTONUCCI ED IL MONDO DI MICHAEL JACKSON

Gabriele Antonucci, giornalista di punta di Panorama, ha da poco pubblicato un bellissimo libro dedicato al Re del Pop, Michael Jackson: a lui la parola.

 Chi è Gabriele Antonucci e come nasce la passione per le monografie dei grandi artisti della musica?

“È difficile rispondere a una domanda su se stessi, ma ci proverò. Sono un uomo che ha avuto la fortuna, dopo tanti anni di gavetta e di duro lavoro (agli inizi spesso gratuito o quasi), di riuscire a trasformare la sua passione più grande, quella per la musica, in un lavoro che amo e che mi regala grandi soddisfazioni. La passione per le monografie nasce tanti anni fa, come mero lettore: trovo sempre molto affascinante scoprire come la grande musica scaturisca spesso da vite  molto dolorose e ricche di difficoltà. Purtroppo oggi la musica mainstream è sempre meno un riflesso della vita personale del suo interprete. Scrivere due libri su Aretha Franklin e Michael Jackson (due tra gli artisti che amo di più) è stato un grande privilegio per me”.

Quella su Michael Jackson è un capolavoro: come è nata la raccolta del materiale e cosa contiene di particolare e di diverso rispetto a quelle degli altri cantanti?

 “C’è stato un grande lavoro di ricerca, attraverso libri, articoli e documentari che sono stati pubblicati negli anni su Michael Jackson. Ho letto migliaia di pagine e visto ore e ore di filmati, in relativamente poco tempo: una vera e propria full immersion sul Re del Pop. Una delle cose più difficili del libro è stata quella di cercare di fornire tante informazioni in relativamente poche pagine (circa 170) e che fosse facilmente fruibile da tutti. Esistevano già tanti libri su MJ, ma due aspetti che secondo me erano poco approfonditi da altri libri, spesso troppo prolissi e “impegnativi” in termini di pagine, erano proprio quelli musicali e quelli del messaggio insito nella sua musica (pensa all’attualità, nel 2018, di “Black or white” o di “Earth Song”), in luogo di una narrazione troppo spesso legata agli aspetti scandalistici, processuali e di gossip”.

Quali aspetti inediti emergono su Michael come uomo oltre che come artista?

 “Prima di intraprendere questo lavoro di ricerca su Michael Jackson, ero certo al 100% della sua innocenza rispetto alle accuse che gli sono state fatte negli anni: adesso lo sono al 120%. Tutti quelli che hanno conosciuto  davvero Michael ne parlano in modo entusiastico, sottolineandole l’umanità, la gentilezza, l’intelligenza, la cultura (era un grande appassionato di libri di filosofia e di musica classica, ad esempio), l’impegno per chi soffre e per i bisognosi, il rispetto e l’amore per i suoi fan. Sono orgoglioso di aver dimostrato, in un mio ampio articolo su Panorama.it dal titolo “Leaving Neverland: tutto ciò che non torna nelle accuse a Jackson” , tutti i motivi logici, psicologici e giuridici per cui ritengo che “Leaving Neverland” non possa essere ritenuto un documentario credibile. Mi limito qui a uno solo: nel film, la mamma di James Safechuck (uno dei due accusatori, le cui domande sono state già rigettate nel 2017) sostiene che “ballò di gioia” quando Michael Jackson morì nel 2009, anche se suo figlio rivelò gli abusi solo nel 2013 quando, dopo aver sentito Robson intervistato al “Today Show”, si “ricordò” di essere stato violentato anche lui. Per caso la donna aveva doti di preveggenza che noi non conosciamo?

 Quali saranno le prossime presentazioni?

 “Ancora non conosco le prossime date di presentazione, ma ci stiamo lavorando sopra: mi piacerebbe che fossero più degli eventi celebrativi su Michael Jackson, piuttosto che delle presentazioni “classiche” del libro. Per chi fosse interessato, può seguirmi su  Facebook, Twitter,  Instagram e Linkedin, social che aggiorno costantemente con i miei articoli, i miei interventi radiofonici e le mie presentazioni alla pagina https://www.facebook.com/gabriele.antonucci.16“.

Francesca Rossetti

Francesca Rossetti

Giornalista iscritta all’albo, attiva nel Sociale e per i diritti umani