C’è Mancato poco di Felice Panico: per una volta la storia la fanno i secondi, in Champions League

C’è Mancato poco di Felice Panico: per una volta la storia la fanno i secondi, in Champions League

L’altoparlante che spara a milioni di decibel “Weeeee are the Champioooons, my frieeeeeeeends!”. Stai detestando i Queen. Stai detestando quella canzone. Perché il campione non sei tu. Tu sei arrivato in finale, ma non ce l’hai fatta. Il sedere sull’erba. Gli occhi sbarrati di chi vorrebbe fissare il vuoto e invece non c’è nessun vuoto davanti, perché il vuoto è riempito dagli altri che esultano”. Stiamo parlando dei secondi classificati, i primi dei perdenti, ma di un torneo che tiene incollati milioni di telespettatori in tutto il mondo: la Champions League.

Parliamo di “C’è mancato poco” – Le finaliste perdenti di Coppa dei Campioni Storie agrodolci di uomini e palloni, Fefè Editore. L’autore è Felice Panico, un ragazzo cresciuto a pane e pallone, come molti in Italia, ma col dono dell’acuto osservatore e dallo spirito fortemente empatico, poiché nella cronaca di queste sconfitte, c’è tutto il suo cuore, il suo rammarico. Che diviene anche il nostro, perché diciamocela tutta… difficilmente si riesce ad esser sempre perfetti come il Real Madrid. Le storie di vita quotidiana combaciano  più con le cocenti sconfitte, quelle da cui si apprendono le lezioni più significative. E’ dunque giusto vincere e festeggiare, ma nella vita, almeno una volta, tutti abbiamo sperimentato la perdita: di qualcuno, di qualcosa, di un’occasione… Perdono anche i campioni, magari nella vita privata, magari sul campo.

Con una prosa leggera leggera, le parole saettano tra i drammi di giocatori e allenatori, tra le angosce dei tifosi, tutti lì, appesi al triplice fischio dell’arbitro. Lacrime e ironia, in un gioco che fila veloce come la palla tra i piedi di Zidane nel goal più bello della Champions League:

Porta la gamba destra ad una altezza improbabile e di collo pieno impatta il brutto pallone servitogli male da Roberto Carlos. Quello che ne segue è un arcobaleno, uno spettro di emissione, un fulgido esempio di prospettiva aerea. Hampden Park trattiene il fiato.”

Un libro che contiene le 21 finalissime di Coppa dei Campioni, dal 1956 al 2016. La prima parte è frutto dello studio di materiale audiovisivo e della ricerca dell’autore, di ricordi di “seconda mano”, ma non per questo meno intensi. Una seconda parte è vissuta dall’autore stesso, una biografia innestata nella storia della Champions, con l’Europa che cambia i confini, i drammi corali e personali: l’11 settembre e l’attacco alle Torri, un viaggio in Inghilterra che rimarrà legato ad un lutto familiare. C’è un ragazzo che cresce, studia, trasloca, s’innamora, si laurea, lavora, e il calcio è sempre lì. Tra i cori di uno stadio, su uno schermo televisivo, in  compagnia, in solitudine, a segnar le tacche del tempo che passa.

Nella prefazione, Giulio Scarpati, ricorda la “sua” finale di Coppa dei Campioni. Roma vs Liverpool. Il rituale della pizza comprata a Campo dei Fiori, gli amici giunti a frotte, le sedie sistemate in casa di fronte al teleschermo a mo’ di Curva Sud. Conti sbaglia il rigore. Poi Graziani. Fine di un sogno.

Lo ricordo anche io, perché c’ero quel giorno, seppur bambina, e godendo del mio privilegio infantile, ho pianto. Anche i giorni seguenti. C’era il grande Capitano Di Bartolomei; anni più tardi tutti invece, avremmo pianto per lui.

E’ questo il bello del pallone, Felice Panico l’ha colto. Il calcio, quello sano, unisce moltitudini di individui completamenti diversi fra loro, che improvvisamente si scoprono simili, emozionabili, fragili o fortissimi.

Tutti intenti a inseguire una Coppa con le Orecchie, come se rappresentasse la diretta assunzione all’Olimpo. Passione? Follia? Alla fine il calcio è un gioco, come la vita. E la vita va giocata con la tattica dei migliori fantasisti: con passione e un pizzico di follia.

 Ciao Felice, siamo davvero liete di ospitarti sulle pagine di geartiswebmagazine. Hai scritto un libro che parla di calcio, ma non il solito calcio fatto di ingaggi ingordi, champagne e bon bon. Hai scelto di narrare, con una partecipazione emotiva sincera, la storia di tutte quelle squadre che hanno sfiorato un sogno e finora non l’hanno concretizzato: alzare il trofeo della Coppa dei Campioni. Parli dei secondi, di chi ci crede fino in fondo, ma poi qualcosa va storto. Come e perché hai deciso di riabilitare proprio questa serie di “sfortunati eroi perdenti”?

Ciao Giorgia, “C’è mancato poco” nasce in continuità con uno spettacolo di cui ho curato la regia che ha preceduto la stesura del libro, ovvero l’adattamento teatrale di “Open” di André Agassi. In quel frangente mi sono reso conto di una cosa:  in realtà non stavo raccontando la storia di un grande “numero uno”, ma di un grande “numero due”, perché Agassi nella sua pur straordinaria carriera, si è trovato davanti un Sampras. L’idea è partita da qui: scrivere un libro che parlasse dei secondi, che nella massima espressione del calcio europeo, la Coppa dei Campioni, hanno gli stessi meriti dei primi. Anche perché le finali spesso non sono delle belle partite, possono essere risolte da un singolo episodio. E’ quindi difficile decretare chi all’interno di una finale sia stato effettivamente il migliore del campionato. “C’è mancato poco” soddisfa pertanto la mia esigenza di ridare dignità a chi la Coppa dei Campioni è arrivata solo a sfiorarla, senza vincerla più.

Che rapporto ha Felice Panico col mondo del calcio? Giochi? Hai giocato? O ti limiti a essere tifoso?

Come molti maschietti italici la mia è una passione che nasce da bambino. Mio padre è stato un buon calciatore dilettante che mi ha inculcato la passione per il calcio e lo sport in generale. Purtroppo non ho ereditato il talento di mio padre, sono un mediocre portiere. Gioco a calcetto e calciotto e sono merce rara perché un portiere volontario è sempre molto ambito in questi contesti. Sono un tifoso del Napoli e pratico altri sport, tra cui il mio sport d’elezione è l’atletica leggera.

Tra le righe si coglie una certa perplessità riguardo gli status di cui godono attualmente i giocatori professionisti. Lodi spesso il fair play dei giocatori di un tempo. Sei nostalgico del calcio di una volta?

Sì, effettivamente ho una gran nostalgia del calcio anche solo di vent’anni fa, che sentivo più vero. Non perché i calciatori oggi non siano persone perbene, quello che è cambiato è piuttosto l’ambiente attorno al quale gravitano i grandi campioni d’oggi. Ci sono troppi interessi di persone che orbitano intorno al pallone semplicemente per questioni economiche, di status politico sociale. Queste sono persone che operano ai limiti della correttezza, del fair play. Quando parlo dei giocatori di un tempo con una certa nostalgia, rimpiango appunto quel mondo in cui si era calciatori, ma si era uomini veri e in linea di massima si era ancora delle persone normali.

Quanta ricerca è stata fatta per scrivere “C’è mancato poco”? Le partite disputate nella prima parte del libro sono ricordo dei nostri nonni, o padri. Tu sicuro non eri nato. Quanto è durata la tua documentazione e quali difficoltà hai incontrato?

Il lavoro di ricerca in realtà è proseguito di pari passo con la stesura del libro. Avevo in mente lo schema dell’opera e contestualmente c’è stata una ricerca d’archivio legata soprattutto ad un fatto visivo. Anche perché il modo migliore per raccontare le partite è stato vederle. Grazie al cielo oggi abbiamo questo strumento straordinario che è youtube dove si trovano una gran quantità di filmati. Li ho affiancati alla grande letteratura calcistica a cui mi sono ispirato: Nick Hornby, David Peace…

La partita che avresti voluto vedere e non hai visto?

Sicuramente Bayern Monaco vs Leeds United. Se leggerete il capitolo numero 8 capirete il perché…

Sei tifoso del Napoli. Non ti chiedo chi tra Pelé e Maradona. Ma tra Messi e Ronaldo?

Con una piccola riluttanza credo che il più grande sia Cristiano Rolando. Penso che sia un giocatore in grado di caricarsi sulle spalle un’intera squadra e la vittoria del Portogallo agli Europei del 2016 l’ha ampiamente dimostrato.

A chi è dedicato questo libro?

Il libro è dedicato innanzitutto gli appassionati come me e a chi ha voglia di leggersi un calcio che abbia la letteratura che si merita all’interno di un racconto. In questo senso “C’è mancato poco” può essere letto tranquillamente anche da chi non è appassionato di calcio e dalle donne, perché no.

C’è poi una dedica più specifica che trovate sul libro a mia moglie Marilena, che è stata fondamentale nella nascita del libro e che a un certo punto della mia vita è arrivata, e ha creduto in me forse più di quanto ci credessi io.

Sei un regista teatrale e attore. Dove ti possiamo vedere prossimamente?

E’ un periodo molto fortunato dal punto di vista lavorativo: a marzo debutterà all’Ambra Jovinelli “Il Misantropo” al quale ho collaborato come regista assistente con Nora Venturini, con Giulio Scarpati e Valeria Solarino. Poi il 6 aprile al Teatro di Villa Torlonia il debutto de “La pianista perfetta” con Guenda Goria, in cui ho affiancato alla regia il maestro Maurizio Scaparro. A maggio sono a Napoli per due spettacolo a cui tengo molto il dittico “Edipo Re” e “Edipo a Colono”. A giugno metterò in scena con la mia regia l’adattamento de “La città sul monte” di Rodolfo Doni, spettacolo incentrato sulla figura di Giorgio La Pira.

Giorgia Sbuelz

Giorgia Sbuelz

autrice, specializzata in Cultura Giapponese e arti grafiche e pittoriche, articolista