Il dono del Tengu di Alberto Esposito

Il dono del Tengu di Alberto Esposito

Nel folklore giapponese, il Tengu è una creatura mitologica che possiede poteri sovrannaturali conferiti da un aspetto ibrido, spesso di uccello, e che ha la capacità di intervenire nelle faccende umane.

Il Tengu di Alberto Esposito ha gli occhi del nibbio, i piedi sono zampe di corvo con artigli di falco e il cuore… il cuore di un uomo. Porta con sé dalla nascita un dono, un ventaglio rosso, che si rivelerà essenziale per lo svolgersi dei fatti accaduti in uno degli scontri più epici del Giappone: la battaglia di Dan-no-Ura, il 25 aprile del 1185. Qui si apre la storia narrata de “Il dono del Tengu”.

Veniamo ai fatti storici. Nella Baia di Shimonoseki si consumò l’immane scontro tra la flotta dei Taira dell’ Imperatore Antoku, di appena sei anni, e quella del clan dei Minamoto guidato dal nobile arciere Yoshitsune, una delle figure eroiche più decantate del Sol Levante. Sfruttando abilmente il gioco delle maree e delle correnti, Yoshitsune sgominò le imbarcazioni nemiche, pur essendo in netta inferiorità numerica. Nella sanguinosa lotta perì anche l’Imperatore bambino trascinando nei flutti i tre simboli del Governo del Cielo: la spada, il gioiello e lo specchio. Questo episodio, tra i più appassionanti della storia del Giappone, ha acceso la fantasia di narratori e poeti e numerosi sono i riferimenti disseminati nelle opere letterarie di ogni secolo e ogni nazione. “Il dono del Tengu” è un delicato omaggio alla storia e alla tradizione giapponese fatto da un giornalista di Rimini appassionato d’oriente e molto attento ai particolari di una cultura tanto affascinante quanto lontana.

La storia si dipana su diversi livelli. I punti di vista narrativi sono tanti quanti sono i personaggi. La linea cronologica non è lineare e continuativa, i fatti si svelano andando avanti e indietro nel tempo, e solo alla fine il lettore avrà una chiave di lettura onnicomprensiva dell’esperienza affrontata.

Subito dopo la premessa, l’autore rilascia una panoramica sui protagonisti della storia, elencandone i nomi e le gesta, proprio come un in un testo teatrale vengono presentati i personaggi prima della drammaturgia. Questo concessione dell’autore sarà fondamentale per consentire al lettore di districarsi fra gli intrighi di corte, i rovesci politici e le sottotrame presenti nella storia. Poi comincia il viaggio vero e proprio  nel senso magico e ineluttabile della ruota del Dharma che colpirà ogni protagonista, cioè tutti coloro che in tempi antecedenti avevano contribuito con un gesto o un’azione a far sì, che l’erede Minamoto Fujiwara divenisse il primo shogun del Giappone. Come “L’effetto farfalla” occidentale che con un battito d’ali può causare un uragano a migliaia di chilometri di distanza, così l’uccisione dello stesso gentile insetto, centrato dalla freccia di un arciere di sedici anni, Nasu no Yoichi, può far presagire la fine di un casato. 

E l’amore. Guerra e amore procedono di pari passo, la differenza tra corale e personale sfugge, come se le guerra fosse qui un atto di passione e l’amore fosse più crudele della guerra.

La principessa Najiko, dalla folta chioma e dall’impareggiabile grazia, si perde nel bosco come ogni eroina di fiaba.  Vive così un incontro a metà strada fra un sogno e un incantesimo, il Senza Nome, il Tengu, le offre un dono e molto di più, gli confessa il suo amore, l’amore di un bakemono, un mostro, che sa cosa sia la disperazione e la totale devozione ad un’altra creatura, e che la seguirà nei pensieri anno dopo anno e, chi lo sa, forse vita dopo vita. Ma Najiko è promessa sposa del nobile Omura, un guerriero impiegato nella battaglia della Valle del Nibbio…

Un’opera Fantasy quella di Esposito, la sua opera prima, che si basa però su un’accurata ricerca storica. La prosa ben trasmette il gusto della sospensione tra il reale e il fantastico: i boschi sono sacri, gli spiriti dei defunti assetati di vendetta, i funzionari di corte corrotti e bramosi di potere, i guerrieri sprezzanti della morte, le principesse amabili e amate. E il Giappone. Nel libro troviamo anche un piccolo vocabolario con i kanji giapponesi che vengono utilizzati nel testo, così da avere attraverso la scrittura autoctona il quadro completo di una cultura che senza dubbio ha stregato l’autore e l’ha legato con un legame di profondo rispetto, che traspare tutto nelle pagine di questo libro.

Giorgia Sbuelz

Giorgia Sbuelz

autrice, specializzata in Cultura Giapponese e arti grafiche e pittoriche, articolista